Titolo originale Id.
Regia Larry Wachowski, Andy Wachowski
Sceneggiatura Larry Wachowski, Andy Wachowski, Patrick Read Johnson , John Lau, Christian Gudegast
Interpreti Emile Hirsch , Susan Sarandon, John Goodman, Christina Ricci, Matthew Fox, Hiroyuki Sanada, Ji Hoon Jung, Richard Roundtree, Roger Allam, Benno Fürmann
Durata 135 min.
Montaggio Roger Rarton Kohout, Zach Staenberg Shore
Musiche Michael Giacchino
Scenografia Owen Paterson
Fotografia David Shore
Paese, Anno Usa 2008
Produzione Warner Bros. Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures
Distribuzione Warner Bros
La Trama
La famiglia Racer ha le corse automobilistiche non solo nel nome ma anche nel sangue. Il papà è un meccanico tuttofare capace di competere con le grandi corporazioni se pur sviluppi i suoi modelli in un laboratorio artigianale. I suoi figli sono i suoi migliori piloti ma l'idilliaco quadretto è stato funestato dalla morte di Rex, il maggiore dei tre, nel corso di un pericoloso rally. Ora Speed ne ha preso il posto e sta dimostrando di valere quanto suo fratello maggiore tanto che la Royalton, la più grande azienda del settore, gli propone un faraonico contratto per entrare a far parte del suo team. Ma dietro ad una superficie fatta di lusso, eleganza e cortesia, si nasconde una realtà completamente diversa...
Non sappiamo il motivo esatto per cui i fratelli Wachowski siano andati a ripescare un vecchissimo manga giapponese degli anni '60. Se la loro sia una passione infantile per Speed Racer oppure se abbiano voluto trasformare il loro nuovo lungometraggio in una sorta di sfida. Perchè, incredibilmente, al di là delle più funeste previsioni di tanti (comprese quelle del sottoscritto), la nuova pellicola dei Wach Bros riesce a toccare corde emozionali simili a quelle dell'anarco-romanticismo di V for Vendetta (in cui hanno ricoperto il ruolo di produttori e non di registi) e la cybersovversione di Matrix: il senso di giustizia, la ribellione alla legge del più forte, la volontà di non sentirsi un ingranaggio in un meccanismo immutabile, la possibilità di rimanere moralmente integri anche in un contesto estremamente corrotto.
Ovviamente Speed Racer lo fa in modo più tenue e pastellato, meno "politico" e più "fiabesco" dei film appena citati, ma non disdegna affatto qualche affondo nei confronti delle multinazionali, dei torbidi rapporti fra media ed economia, della logica del profitto ad ogni costo. E non manca neppure qualche richiamo ad una certa spiritualità orientale, soprattutto nel riconoscimento della ciclicità della vita in cui, con l'azione individuale, si possono modificare le linee tratteggiate dal proprio karma.
Al di là di questo, il film è soprattutto un clamoroso esercizio di stile cinematografico nel senso più ampio del termine perchè le contaminazioni con altri media (manga, videogiochi, arti visive) sovrastano e destrutturano letteralmente la concezione e i canoni cinematografici dell'immagine in movimento.
Gli esempi sono tanti ed evidenti e quindi è opportuno citare l'utilizzo della computer grafica su più livelli: si va da una palese manifestazione della completa irrealtà di alcuni paesaggi (correlati ad impressionanti primi piani che i canoni del cinema ovviamente bollerebbero come "sbagliati" o quanto meno piuttosto "kitsch"), alle sequenze delle corse "futuristiche" che si tramutano in veri e propri trip allucinogeni di cromie impossibili, montaggi ultrarapidi ed una impressionante presenza di elementi su schermo che hanno la capacità di stordire anche lo spettatore più preparato.
Impossibile poi non evidenziare l'estetica "pornograficamente" (nel senso di esplicito, ovviamente...) manga-cartoon con cui tutti i protagonisti sono stati inquadrati, truccati e vestiti con l'apice rappresentato da Racer X (Matthew Fox)che tende ad apparire molto più simile ad un bidimensionale protagonista di un fumetto che ad un uomo in carne ed ossa(i cultori di Lost probabilmente non riusciranno a non pensare l'attore senza addosso i panni di Jack... e forse tenteranno di vedere anche qui, dopo Cloverfield, ovviamente senza successo, se c'è qualche elemento che colleghi la sua partecipazione al film con i misteri dell'isola...).
L'elemento "umano" va segnalato solo per la discreta prova del cast, in particolare di Susan Sarandon e del giovanissimo Paulie Litt che, in team con una divertentissima scimmia, riesce a gestire solitariamente la componente umoristica del lungometraggio in modo convincente e soprattutto non fastidioso.
Un film forse generazionale (perchè altrimenti citare il "Commodore 64" che solo la fascia di età dei trentenni/quarantenni può ricordare con una certa precisione?), forse "estremo" in vari aspetti, forse forzato per altri ma che indubbiamente rafforza il ruolo dei fratelli Wachowski come innovatori (e forse distruttori...) della cinematografia "mainstream" d'azione (nel senso più ampio del termine) contemporanea.
Curiosità
Taejo Togokhan, il pilota della omonima scuderia è interpretato dalla notissima (nel suo paese...) popstar coreana Rain.
In Italia, il titolo del cartoon Speed Racer, era stato modificato in Go Go Mach 5
Roger Allam è oramai il "cattivo" preferito dei fratelli Wachowski visto che oltre ad interpretare in Speed Racer il potente e criminale capo delle industrie Royalton, ha ricoperto il ruolo in V for Vendetta di Lewis Prothero, il commentatore TV rinonimato la "Voce di Londra", nonchè uno dei più spietati esponenti del regime dittatoriale rappresentato nella pellicola.