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Titolo originale Id.
Regia Richard Shepard
Sceneggiatura Richard Shepard
Interpreti Richard Gere, Terrence Howard, James Brolin, Jesse Eisenberg, Olja Hrustic, Goran Kostic, Mark Ivanir,Diane Kruger
Durata 103 min.
Montaggio Carole Kravetz
Musiche Rolfe Kent
Scenografia Jan Roelfs
Fotografia David Tattersall
Paese, Anno Usa 2007
Produzione Intermedia, The Weinstein Company, Cherry Road Films, Cherry Hill Productions, Jadran Film, QED International, Scout Film
Distribuzione Mikado

  La Trama
 Un tempo brillante reporter di guerra, Simon Hunt ha compromesso la sua carriera insultando in diretta un conduttore tv durante un collegamento dalla Bosnia in tempo di guerra, nel 1995. Cinque anni dopo lui e il suo vecchio cameraman “Duck” si ritrovano a Sarajevo per un servizio sulla riconciliazione post-bellica. Simon però ha un’idea: stanare il criminale di guerra latitante “Fox” Bogdanovic per ottenere una preziosa intervista e forse persino la taglia di 5 milioni di dollari che pende sulla sua testa. Insieme a un giovane stagista i due partiranno per un’improbabile caccia all’uomo nella Repubblica Srpska, enclave serba di Bosnia, ai confini con Montenegro.
  Extra
 Sponsor
 

Il sito ufficiale del film

L'articolo "di Scott Anderson su "Esquire" (1 ottobre 2000) da cui è stato tratto il film

 


  Recensione

La moda degli spin-off nel cinema (i prodotti che riprendono personaggi o situazioni da altri film, serie tv, fumetti etc) sta assumendo proporzioni preoccupanti. Passi per Alien Vs. Predator, mix di film diversi ma in fondo accomunati dal genere. Richard Shepard, regista americano vagamente underground, si è però spinto laddove nessuno aveva mai osato: Richard Gere Vs. Radovan Karadzic (qui rinominato Radoslav Bogdanović) ovvero il brizzolato bello e buono contro il brizzolato criminale di guerra.

Occorre forse spiegare meglio, partendo da quando, nel 2000, il giornalista statunitense Scott Anderson si ritrovò a Sarajevo insieme ad altri quattro reporter conosciuti cinque anni prima al tempo in cui erano tutti inviati di guerra in Bosnia. Ubriachi e incoraggiati da un articolo che sosteneva che Karadzic, noto peraltro per aver ordinato la pulizia etnica dei bosniaci, si trovasse nel villaggio di Čelebići, sui monti sopra Sarajevo, decisero di partire per un’assurda caccia all’uomo.

Da questa improbabile scampagnata tragicomica tra reporter di guerra (forse la razza più cinica mai concepita) nacque un divertente articolo per la rivista "Esquire" in cui si accusavano, peraltro, CIA, ONU e NATO di non stare facendo niente di serio per catturare il criminale. Il regista è dunque partito da quest’articolo per scrivere il suo film: l’operazione poteva quindi inserirsi nella divertente e prolifica linea del giornalismo gonzo alla Hunter Thompson (autore di quel Paura e delirio a Las Vegas, “riletto” al cinema da Terry Gilliam).

Il problema, gigantesco, è che Shepard, per insipienza o peggio per calcolo, gioca in maniera assolutamente poco chiara con i registri. La presentazione è agghiacciante: distese di cadaveri uccisi durante la guerra di Bosnia sono accompagnate da musica e titoli di coda accattivanti, quasi scimmiottando Tarantino. Poi il tono passa alla commedia picaresca, salvo poi scivolare nella tragicità della guerra nei flash-back in cui Richard Gere rievoca la sua storia d’amore con la bella bosniaca uccisa.

Nel mezzo un road-movie chiaramente non verosimile, ammiccante e che però si vorrebbe anche critica della situazione balcanica e delle responsabilità occidentali nei Balcani (come dimostrano i titoli di coda ironico-indignati sulla latitanza di Karadzic e Ratko Mladic). Insomma, un pasticcio peraltro poco divertente e tragicamente “leggero”, nel senso più deteriore, malgrado un Gere non pessimo nel ruolo del giornalista alcolizzato e maneggione .

E’virtù dei grandi sapere giocare con la storia e ancor più con quella recente, anche senza remore e tabù: ma tendenzialmente è meglio se dietro vi è qualcosa da dire, non solo il compiacimento di mescolare la guerra in Bosnia e la black comedy. Lo spettatore medio (“un mostro”, direbbe Orson Welles) viene manipolato senza remore, quello avvertito è semplicemente disgustato da tanta incoscienza nel trattare fatti storici recenti, condita da un fastidioso sentimento anti-serbo e un compiacimento tipicamente americano.

Persino la figura dello stagista figlio di papà che conosce solo quanto sentito nei corsi di giornalismo a Harvard sembra meno superficiale del regista. Forse questi pensava di essersi giustificato con la frase che introduce il film: “Solo i particolari più incredibili di questa storia sono veri”. Ci crediamo, ma arrivati a fine film, non ce ne importa più niente. Siamo già impegnati a pensare come raccontare agli amici l’incredibile finale in cui i protagonisti accerchiano Karadzic mentre questi se ne sta solo soletto a cacciare volpi in montagna.

Richard Gere lo stende con una testata dopodiché il feroce criminale viene abbandonato nel mezzo di un villaggio di bosniaci, dato in pasto a una folla inferocita che verosimilmente lo lincerà. Ogni film ha il finale che si merita.

  Curiosità
Nel gennaio 2008 il film è stato presentato per la prima volta nella parte serba della Repubblica di Bosnia e Erzegovina, nella città di Banja Luka. Forse anche per la fami di film anti-serbo che aveva preceduto la pellicola, il risultato non è stato dei migliori: in tutto meno di 15 spettatori.
  03-05-2008
   
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