L’amore non basta, scrive l’abruzzese Stefano Chiantini firmando sceneggiatura e regia di un dramma romantico sospeso fra follia e normalità. L’immancabile protagonista dei suoi film (Alessandro Tiberi, già nei precedenti Forse sì… forse no… e Una piccola storia) interpreta un ragazzo psicologicamente instabile, che convive con la figura forte di suo padre (un ottimo Rocco Papaleo, qui anche in veste di co-sceneggiatore), morto ma ai suoi occhi ancora ben presente, e intrattiene una relazione ossessivamente intermittente con Martina, hostess e studentessa universitaria.
A prestarle volto e grazia è Giovanna Mezzogiorno, che dopo l’esperienza hollywoodiana torna al cinema italiano con un ruolo che sembra calzarle, di fatto le risulta stretto. Da una parte, veste i panni dell’eroina romantica che sospira-soffre-si strugge d’amore dai tempi dell’Ultimo bacio fino al recente L’amore ai tempi del colera; dall’altra, qui è vittima di una sorta di sfasamento temporale involontario.
Martina è un personaggio troppo giovane, stona vedere la Mezzogiorno aggirarsi ancora fra i banchi universitari e palpitare sulla riva del mare come una ragazzina al primo amore. Resta però indiscussa la sua generosità di attrice, disposta a mettersi totalmente all’ascolto di chiunque la diriga. Ha ragione a definire Chiantini un regista “poetico e sensibile”. Per tratteggiare le incrinature della sofferta crisi di coppia che vivono perennemente i suoi delicati personaggi, sceglie opportunamente di evitare le patetiche scene madri a cui il peggior cinema italiano ci ha abituato, preferendo battute sussurrate sottovoce e immagini ineffabili di abbracci solitari.
Attento a non cadere nei cliché, non riesce tuttavia a compiere il passo ulteriore e realizzare un’opera che davvero convinca e resti dentro. Se l’intelligente uso degli scorci paesaggistici abruzzesi è più espressivo che cartolinesco, lo svolgersi della storia, che si fregia di una “sospensione” di tipo letterario (non a caso nel film viene citato Calvino), rimanda però a un cinema cartaceo fatto di sospiri d’amore e immagini distorte della realtà, a tratti zuccheroso, spesso poco coraggioso nelle sue scelte.
Nel cast spicca un altro nome importante dello spettacolo italiano: Alessandro Haber, qui relegato ad una parte secondaria poco originale (solito stereotipo del marito infedele e squalliduccio che cerca soddisfazione ovunque, purché fuori casa). Purtroppo però, per realizzare un buon film, avere attori di un certo livello “non basta”.