Tratto da un libro della scrittrice australiana Wendy Orr, Alla ricerca dell’isola di Nim narra la storia parallela di due donne e due ambienti diametralmente opposti. Una, Nim, è una donna ancora in erba, una ragazzina abituata a vivere in un mondo da favola, lontana dal logorio e dai problemi della vita di città, ma lontana anche da qualsiasi rapporto con altri esseri umani che non siano il padre, stravagante ed appassionato scienziato che si è isolato dal resto del mondo, ed i personaggi delle sue letture, primo fra tutti l’avventuroso Alex Rover.
L’altra, Alexandra, è una donna che, terrorizzata dal mondo reale, si è rifugiata in un ambiente asettico ed ultraprotetto, mantenendo i legami con l’esterno attraverso il telefono ed il computer e delegando al suo personaggio, una sorta di Indiana Jones sempre a caccia di nuove imprese, il compito di gettarsi nel difficile mestiere di vivere. Sin dai titoli di testa, resi con la tecnica semplice dei libri pop-up, in cui i disegni escono letteralmente fuori dalle pagine, ci si ritrova in un universo parallelo rispetto al nostro.
La piccola protagonista vive una vita spensierata (pur essendo orfana di madre), in un ambiente fantastico, degno di un Robinson Crusoe del 21° secolo, fatto di una natura incontaminata e meravigliosa ed una casa ecologicamente perfetta, con tanto di energia solare ed eolica sempre a disposizione, disegnata come tutti hanno sempre sognato possa essere una vera, confortevole casa sull’albero.
Siamo nell’ambito della favola, ancor più che nella commedia, destinata particolarmente ad un pubblico di giovanissimi, ai quali sono soprattutto dedicati i tre deliziosi protagonisti animali della pellicola, tra cui un “drago volante”, una sorta di iguana, assolutamente irresistibile, e l’episodio centrale del film, con l’invasione dell’isola da parte di un becero quanto kitsch gruppo di turisti, che stona decisamente con il resto della narrazione ma presenta alcune gag sicuramente divertenti per i più piccoli.
Preso così, nella sua dimensione favolistica, il film scorre allora abbastanza velocemente (tranne la già citata caduta di ritmo e stile nell’inutile episodio centrale), tra momenti esilaranti e momenti seri, attraverso una storia che racconta soprattutto di come tutti, nel quotidiano o nell’eccezionale, possono trovare un eroe (alias un coraggio) nascosto nel proprio essere. Un messaggio interessante, che purtroppo non può trovare uno svolgimento più compiuto ed elaborato.
Evidente anche il messaggio ecologista del film, rafforzato dalla scelta, in un’epoca di grandi effetti speciali e scene d’azione elaborate, di realizzare una storia in cui la vera protagonista assoluta è la natura, la natura incontaminata che oggi si osserva solamente nei documentari. Dopo 15 anni (Maverick con Mel Gibson) ed infiniti personaggi drammatici, Jodie Foster torna a cimentarsi nella commedia, costruendo, col mestiere di cui ormai è padrona, un personaggio a volte caricaturale, ma in cui si intravedono spesso lampi di realistica umanità, nelle paure e nei dubbi che la tormentano, a cui ben si addice il suo volto affilato.
Ottimi, ma purtroppo relegati al frettoloso finale, i duetti con Abigail Breslin, che si trova perfettamente a suo agio nel ruolo di Nim, a cui può dare quella sua aria di piccola adulta senza cadere nell’inquietante. Gerald Butler, infine, si propone ormai sempre più come la nuova “irresistibile canaglia” di Hollywood, qui alle prese con ben due personaggi, il posato Jack e l’avventuriero Alex, col quale si può produrre in spassosi duetti con la Foster, della quale è addirittura l’alter ego.