Per quelli che non hanno ancora sepolto il cuore in qualche discarica di Acerra, per quelli che sono scampati alle eruzioni di Gomorra, per quelli che non è stato provato che c’è la diossina nelle mozzarelle di bufala campana, per quelli che non hanno visto Biutiful Cauntri e per quelli che Bassolino fa bene a non dimettersi, La seconda volta non si scorda mai è il film che fa per loro. Insomma, se siete degli irredentisti dei sentimenti e pensate – giustamente – che in questo mondo di spazzatura e campagne elettorali ci sia ancora spazio per l’amore, eccovi una commedia che dire spensierata è troppo impegnativo.
Il regista Francesco Ranieri Martinotti dopo Ti lascio perché ti amo troppo, firma anche il soggetto e la sceneggiatura - scritta a sei mani con i suoi attori - cercando di fondere nella leggerezza della commedia la bellezza telefonica della Canalis con la comicità partenope di Siani. Il risultato è un’operazione di basso bracconaggio cinematografico, un copione che sembra un mazzo di carte rovesciato su un tavolo, che saccheggia gag e situazioni a destra e a manca, dal Lello Arena aspirante suicida per amore nei film del compianto Troisi, ai compagni di scuola di Verdone, fino ad arrivare al quadretto di famiglia aristocratica toscana di - dubbio - gusto pieraccioniano.
Ranieri Martinotti gratta il barile (vuoto) della commedia e fa anche la scarpetta superandosi con l’amante sul cornicione e la mano nell’acquario come nell’inarrivabile La pallottola spuntata. Sullo sfondo di una Napoli da cartolina fatta di appartenenti al Vomero e gite in motorino (col casco!) a Mergellina il film procede in modo quasi casuale, tra sketch e battute loffie se non di pessimo gusto; come quella in cui Siani ingaggia un doppio senso (tra un pupazzetto e il suo membro) con due carabinieri, quelli delle barzellette, portandolo avanti finché non raggiunge tragici esiti pedopornografici.
La Canalis ci prova, e le va riconosciuto il merito di lottare con i suoi limiti, Siani adotta un registro cabarettistico tutto lazzi e smorfie da Pulcinella, insopportabile, per l’intera durata del film. De Caro e Messeri, che sembrano essere gli unici attori professionisti della compagnia, se la cavano con la mano sinistra strappando la sufficienza. La seconda volta non si scorda mai è un film che tradisce una certa disponibilità economica, dalle musiche originali di Pino Daniele, alla consueta trasferta nella Toscana oleografica e medievale.
In un'Italia in cui i giovani autori faticano a trovare risorse per i loro film (vedi il bello e notturno La notte di Toni d’Angelo) ci si meraviglia di scommesse produttive come questo La seconda volta non si scorda mai. Vedremo se il botteghino darà ragione alle scelte dei produttori.