10 Items or Less, “non più di dieci pezzi”, è la cassa “dove si manda a morire un cassiere”. Così dice Scarlett (Paz Vega) ben stufa dei suoi clienti da “non più di dieci pezzi” e nel cuore pronta a mollare quel lavoro e a trovare un giorno, anche uno solo, di evasione in compagnia di una star di Hollywood. Messa così sembra una favola, e alla fine un po’ lo è benché in principio l’arrivo della Star nel supermercato di Scarlett non sia certo un idillio.
Come ogni vero attore anche questo osserva di continuo cose e persone, fa sempre una sorta di casting dei tipi che si trova davanti, e solo certe volte, come è il caso del suo incontro con la ragazza, riconosce di essere uguale a loro sotto molti punti di vista, per tante piccole disperazioni a prima vista invisibili.
L’attore di cui stiamo parlando è interpretato da un Morgan Freeman che nessuno direbbe essere un fresco settantenne vedendolo nei suoi jeans, nella sua giacca di pelle, e con quegli orecchini che paiono proprio il suo vero stile fuori dal set. Il nome del personaggio non è mai pronunciato, e viene sempre ricordato per il suo ultimo blockbuster con Ashley Judd, girato ormai quattro anni prima e arrivato già a metà prezzo sugli scaffali dei supermarket di periferia. Qualcosa di simile alla storia del vero Morgan, che però di film non ha mai smesso di farne.
Anche il personaggio di Scarlett ha qualcosa a che vedere con la sua interprete poiché, si dice, è di origine spagnola (e nella versione originale parla un gustoso “spanglish”), cosa che quasi stona con la forte impronta latinoamericana del quartiere dove la ragazza lavora, solo uno dei sobborghi di Los Angeles che la strana coppia attraversa in questa loro giornata particolare, da Carson a Brentwood.
Diretto da Brad Silberling come "terapia mentale" dopo il blockbuster Lemony Snicket, il film è insomma una commedia leggera leggera, un prodotto non poi tanto indipendente come sembra, con un cast tecnico e artistico di tutto livello che lavora bene con lo scopo di divertirsi e divertire per poco più di un’ora, in modo del tutto consapevole della sua funzione e dei propri limiti d’azione. Alla fine c’è anche “Big D”, e se non lo sapete scoprirete chi è solo vedendolo. È inoltre meglio non uscire troppo di corsa dalla sala al momento dei titoli finali…