La rabbia e l’errore
Non lasciatevi ingannare dal titolo italiano che ha il sapore della commedia romantica, perché Litigi d’amore (in originale The Upside of Anger che è tutt’altra cosa) non è la solita storia sentimentale tra due che sembrano detestarsi e finiscono per amarsi, ma va ben oltre la superficie del romanzetto rosa, scoprendo il lato amaro dei rapporti, non solo tra un uomo e una donna, ma anche tra genitori e i figli.
Mattatrice straordinaria della pellicola è Joan Allen, quasi cinquatenne in splendida forma, che dà vita ad un personaggio femminile attanagliato dalla rabbia, accecato da un egoismo di cui è lei stessa la prima vittima e costretto a confrontarsi con una realtà che tenta di fuggire con un tuffo nel bicchiere di vodka. Dosando benissimo cinismo e humor graffiante, Mike Binder (che è anche un ex comico) racconta l’incontro/scontro di una famiglia di femmine con il solitario e depresso campione.
Terry e Denny non sono poi così distanti, uniti non solo dalla comune passione per la bottiglia, ma da una frustrazione endemica che, ciascuno a suo modo, elabora in una nuova rabbia. Ed è proprio la rabbia il motore che spinge queste donne e quest’uomo ad andare avanti, magari annaspando, nelle loro vite. Non c’è nulla di più devastante che coltivare una vendetta eppure, la maggior parte di loro sembra avere qualcosa da far scontare a qualcuno e ne fa un punto d’onore o, ancor più dolorosamente, quasi una ragione di vita.
Una galleria di irresistibili personaggi fanno da contorno ai protagonisti e Mike Binder si mette nel coro ritagliandosi la parte di Shep, il viscido amante di una delle belle figlie, che spesso offre il fianco alle frecciate velenose di Terry, desiderosa (come è evidente in una delle scene più belle del film) addirittura di fargli saltare le cervella! Elegante e nevrotica, sexy e materna, Joan Allen è strepitosa nei panni di questa donna rabbiosa ma ancor più bisognosa di certezze e di affetti.
Quasi incapace di comunicare anche la più banale e corretta frase di circostanza, Terry si tiene in bilico su un precario equilibrio di vendetta e senso di responsabilità, difendendosi con la lama affilata delle sue parole, rifugiandosi nello stordimento etilico per riuscire a sentirsi di nuovo un essere meritevole d’amore. Senza cedere a tentazioni sentimentali, Binder segue i suoi personaggi nell’evolversi, anche drammatico, della loro crescita e il colpo di scena finale riporta, di colpo tutti a confrontarsi con le proprie azioni fino a quel momento, scoprendo amaramente il tragico sotto la patina perniciosa della rabbia e dell’equivoco, rivelando quanto la vita, nel suo giungere – a volte – alle conclusioni più ovvie, sappia essere grottesca.