La lingua del cuore
Narrato da una voce off come se fosse una lettera con richiesta d'ammissione al College, Spanglish è un film che ha qualcosa di inaspettato per lo spettatore che crede di trovarsi dinanzi all'ennesima commedia sulle differenze culturali. James L. Brooks, l'autore di Qualcosa è cambiato, propone un film insolito per il pubblico dove l'arrivo in una famiglia di un'avvenente governante messicana, diventa la cartina di tornasole per fare emergere in maniera rovinosa tutte le incomprensioni e insoddisfazioni.
Il personaggio di Adam Sandler, che viene presentato come uno dei migliori cuochi d'America, è incapace di amalgamare i diversi 'ingredienti' che costituiscono la vita della propria famiglia. Sua moglie è una donna nevrotica e irrisolta. Costretta suo malgrado al ruolo di casalinga, in una casa enorme con due figli che non capisce e una madre con cui non vuole - di fatto - avere nulla a che fare. E' in questo contesto verboso e petulante che fa il suo ingresso la forzatamente silenziosa Flor. Scappata dal Messico portandosi dietro solo sua figlia, dopo anni trascorsi dietro al bancone di una lavanderia è stata costretta ad uscire dal microcosmo latino di una Los Angeles che non conosce e che non apprezza.
E' così che l'incontro tra le due culture è dirompente. Da un lato c'è lei accomodante e sempre pronta, dall'altro un caos familiare di cui - non conoscendo la lingua - le sfuggono le dinamiche e le sfumature. Sarà solo quando sua figlia verrà a stare con lei nella casa di vacanza dei Clasky che le cose si complicheranno in maniera irrimediabile. Alla ragazzina verranno offerte delle opportunità, mentre lei si sentirà sempre più attratta dal cuoco dimenticato dalla moglie...
Una serie di complicazioni emotive per un film che oltre a tracciare dei paragoni tra wasp e latini, vuole riflettere su questioni di non poco conto come l'avere rispetto l'essere, il prezzo della dignità e il suo valore, la forza del silenzio rispetto al vuoto di certi discorsi. Spanglish non è un film facile. Nonostante la simpatia e l'avvenenza dei suoi protagonisti, è una commedia radicalmente problematica e tutt'altro che leggera.
Solido e intrigante, pur attorcigliandosi eccessivamente nel finale, propone una visione tutt'altro che consolatoria dei rapporti umani, indicando nel denaro non tanto la barriera sociale, quanto piuttosto l'ostacolo culturale più forte per l'integrazione delle due culture. Da un lato la tronfia superiorità americana si scontra con la moralità latina. Dall'altro la diffidenza messicana si infrange contro un muro di gentilezza e attenzione che non può portare ad altra destinazione se non all'amore.
Tutti i presupposti per un lieto fine? Forse. In realtà Brooks guarda più lontano, ovvero ad un futuro in cui le nostre azioni verranno giudicate dai nostri figli oggi ancora piccoli così come noi abbiamo guardato a quelle dei nostri genitori. Spanglish quindi non è ancora una pellicola incentrata sulle risposte, ma sulle domande che è giusto fare e porsi prima di iniziare un dialogo tanto necessario quanto inevitabile e auspicabile per la sua capacità di fondere elementi diversi. Un film gradevole interpretato da un Adam Sandler più serio del solito, una Téa Leoni problematica e volutamente antipatica nonché da una radiosa Paz Vega al suo debutto americano 'acqua e sapone' con quel pizzico di fascino irrinunciabile per una bellezza come la sua.