Titolo originale Id.
Regia Brett Ratner
Sceneggiatura Paul Zbyszewski
Interpreti Pierce Brosnan (Max Burdett), Salma Hayek (Lola Cirillo), Woody Harrelson (Agente Stanley P. Lloyd), Don Cheadle (Henri Moore')
Durata 100'
Montaggio Mark Helfrich
Musiche Lalo Schifrin
Scenografia Geoffrey Kirkland
Fotografia Dante Spinotti
Paese, Anno USA 2004
Produzione Beau Flynn e Jay Stern per New Line Cinema, Firm Films
Distribuzione 01 Distribution (2005)
La Trama
Max e Lola sono una coppia di ladri raffinati ed eleganti che, dopo aver compiuto l’ennesima impresa criminosa di gran classe, ed aver beffato per l’ennesima volta l’agente dell’FBI Stan, decidono di lasciare il crimine per la pensione dorata nei Caraibi. Stan però non si fida, e decide di inseguirli anche laggiù. Nel frattempo nell’isola di Max e Lola arriva un transatlantico da crociere che espone il terzo diamante Napoleone, un ideale obbiettivo per le imprese di Max. Durante tutta la settimana in cui è ormeggiata la nave, Stan sta con fiato sul collo di Max, finendoci anche a letto (ovviamente in maniera goliardica e scherzosa): rimane ancora solo un giorno di tempo utile, e i tre, con l’aggiunta della poliziotta locale Sophie, diventata nel frattempo l’amante di Stan, fanno tutti una gita notturna nei fondali alla ricerca di relitti nascosti. Un alibi perfetto per un possibile furto in superficie…
Il crime comedy sta avendo un certo successo, anche grazie alla fortuna che hanno avuto i due film di Soderberg Ocean’s 11 e 12, e LadyKiller dei fratelli Coen, tenendo presente le relative differenze di budget. After the Sunset si inserisce nel filone proponendo un’altra delle sue varianti classiche: rinuncia alla squadra di criminali specializzati, evita lo humour nero e preferisce l’ambiente della vacanza esotica sforando decisamente nel comico di facile digestione.
La linea, se vogliamo trovare antenati di ben altra razza, è quella di film come la Pantera Rosa e Topkapi, dove di mezzo c’è un famoso diamante da rubare, e ovviamente una farcitura glamour da commedia sofisticata. Se vogliamo andare un tantino più su, e più indietro nel tempo, c’è ovviamente L’Hitch di Caccia al ladro, che funge un po’ da big bang di tutto il genere successivo: After the Sunset ne dichiara esplicitamente i natali, citandolo (fortunatamente) in maniera leggera e sempliciotta, senza azzardarne imitazioni pericolose ma giocando sul semplice spunto metafilmico.
Pierce Brosnam non è Cary Grant, ma rimane comunque tra gli 007 più riusciti dopo Connery, e l’ascendenza della saga 007 da un altro Hitch interpretato sempre da Grant (Intrigo internazionale) è nota: tutto questo bricolage di rimandi per dire che il film gioca le sue carte facendo la parodia delle parodie, con in testa i tratti stilistici che hanno reso famoso Brosnam nelle interpretazioni del famoso agente segreto. E la cosa non è nuova viste altre concessioni dell’attore di ripetere la parte (Il Sarto di panama e Gioco a due).
Riepilogando, gli ingredienti sono: il ladro raffinate ed elegante che è andato in pensione, la sua amante sensuale e devota, il cui compito è quello di distrarlo dal ricadere in tentazione nel vizio del furto, grazie a continue sedute sessuali; il poliziotto un po’ scemotto ma dinamico e indomito che insegue la coppia ovunque (e il riferimento a Peter Sellers è d’obbligo, reso qui in un’accezione più atletica e attraente); un’atmosfera di eterna vacanza nel lusso, dove bisogna per forza trasgredire un po’ altrimenti è la noia (la produzione è molto attenta a non evocare il lusso del principato da operetta, ma a darne una versione piccolo-borghese da Villaggio Turistico kitsch e finto da morire, così come è prudente a censurare le possibilità playboyesche del protagonista in una dimensione casalinga e domestica, dove l’occupazione della giornata è quella di rifare la veranda). Il tutto ha una sua compostezza realizzativa che non annoia. Dove invece eccede in superficialità è nel giocare a guardie e ladri, troppo da fumetto per l’infanzia, troppo Bud Spencer e Terence Hill, e dichiaratemente puntato per il mercato della famiglia, se non fosse che Salma Hayek (molto in forma: piccoletta ma tonica nei punti giusti, affettuosa e molto carica) è sempre lì a pomiciare a pelle nuda con un Brosnam un po’ annoiato, che si vede costretto all’ennesima prova d’amore.
In definitiva il difetto del film è questo: non si capisce se è una commedia-comica un po’ scema per allargarne la visione a un ampio spettro di QI e orientata al mercato dei villaggi del quarto mondo, oppure se il target sono i giovanissimi, ormai bombardati da immagini di ogni tipo che posso ormai tranquillamente vedersi uno reiterato strofinamento cutaneo, senza farsi venire troppo strane idee l’indomani con la compagna di banco (tanto nel film non c’è nemmeno un millimetro di trasparenze).