Innanzitutto, una confessione: scrivo soltanto ora di Manuale d’amore giacché mi ero totalmente scordato di averlo visto. Il che la dice lunga. La crème de la crème del nuovo/vecchio cinema fintogiovane italiano, il "sensibile" regista Giovanni Veronesi, i "brillanti" sceneggiatori Giovanni Veronesi ed Ugo Chiti, il soggetto ruffianetto del dilagante, onnipresente, ammorbante Vincenzo Cerami. Il "simpatico, bravissimo" Carlo Verdone, la "bruttina, ma spiritosissima" Luciana Littizzetto, il "giovane talentuoso" Silvio Muccino (c’ha la lisca, che simpatico!), il "sensibile intellettuale" Sergio Rubini (piace tanto ai francesi!), la "nevrotica" Margherita Buy (che matta!).
Che noia! Che filmetto ammodo! Il titolo dice tutto: manuale. E proprio di un manualetto si tratta, di un bignamino su come piacere a tutti, grandi e piccini, ma striminzito, prevedibile e bugiardo. Un raccontino per ogni età, dai finti teen-agers Muccino e Trinca, al fintissimo professionista cinquantenne Verdone. Forse l’unico momento sincero, in cui si riesce ad udire un’eco di emozione che risuona sotto la superficie commerciale dell’operazione, è la storia, triste e deprimente, tra Rubini e Buy, coniugi insoddisfatti ed inveleniti.
Per il resto, la furbizia dilaga, nella storia "carina" tra i ragazzi "carini", nell’imbarazzo catodico di Littizzetto, la cui verve forzata si dimostra ancora una volta inadatta ai tempi cinematografici, nella sgangherata pochade di Verdone, nascosto sotto il letto durante un furioso amplesso ed al gelo su di un cornicione: ancora, ci credereste? E la gente ride, ride felice e contenta. Perché tanto si sa che il Manuale d’amore è fasullo, soprattutto quando indulge al lieto fine.
Chi è stato lasciato, e ne ha sofferto davvero, sa benissimo che prima di trovare un’altra compagna bisognerà rimettersi in sesto, da soli, lavarsi via quel fetore di disperazione e solitudine che tiene, giustamente, le donne a debita distanza. Non così per Verdone che, disperato ed abbandonato trova magicamente un'avvenente fanciulla sulla spiaggia, d’inverno, libera e disponibile da subito, come un monolocale in periferia. E la gente ride, ride, che meraviglia il cinema italiano!