Non c’è più un bianco e nero un po' sgranato, né forse, ingenua scatologia e l’irriverenza sociale dell’esordio, né ci auguriamo il solito can can di chiacchiere sociologiche sul legame indissolubile tra la vita e la cultura americana racchiuse dentro i drugstores, ma la cattiveria e l’irriverenza del cineasta resta sempre uguale, scandita dalle rivelazioni sui rapporti di coppia, dal sarcasmo realista, dalla paura del matrimonio.
Senza illusioni, vezzi, e vocazioni d’autore, Clerks 2, ricalca paradossi e situazioni del primo episodio, con stupida leggerezza, consapevolezza imbecille, dialoghi fulminanti con la schiettezza della verità, in una commedia in cui trionfa la filosofia di strada, la superiorità dei fumetti, l’attrazione fatale per i sottaceti, la ridicola e consolatoria illusione della verginità femminile. Nella nuova avventura di Silent Bob e i loro amici, i nostri sono diventati operatori di fast food, ma le loro esistenze sono rimaste uguali.
La loro comicità rimane dialettica, con uno stile post demenziale che ricalca le intuizioni geniali e la follia creativa del primo Landis, intrecciata all’elogio della cialtroneria e l’intima attrazione per il mistero donna. Smith, dopo aver tentato la via angelica e sardonica in Dogma, le tentazioni romantiche in Jersey Girl, inaspettata ode alla virtù ricattatrice della paternità, torna a ciondolare fuori e dentro i videostores, migliora ciò che non funzionava nel primo film, senza rischiare nulla, dilatando il sarcasmo dei pensatori essenziali e satirici.
Il regista ritrova l’illuminazione perduta, una vocazione artigianale a raccontare l’immutabilità dei tempi, in cui riti e vicende restano bloccati, ma senza la pesantezza intellettuale speculativa e la redenzione lisergica e psichedelica dei acconti di Linklater. In Clerks 2 c’è tutto il mondo dell’attesa, chiuso dentro una dimensione indefinita, schizofrenicamente burlesca, nella visione di chi ha visto e sopportato di tutto, restando impassibile di fronte agli incroci più assurdi del destino.
Con una comicità ed un "realismo" pensato e costruito sulla scrittura fulminea e frizzante, modulata sulla disillusione dei marginali sull’inevitabilità dell’abbandono, sulle finte prodezze sessuali, e su una composta e malcelata rassegnazione alla genetica sconfitta, la commedia nella sua insperata prevedibilità è allo stesso tempo il seguito ed il rifacimento del primo atto, di retto con la scaltrezza di chi ama scelte e ragioni dei perditempo, critica i meccanismi produttivi e consumistici, ma è rassegnato a sopportarli ed usarli.
Proiettato fuori concorso al Festival di Cannes, Clerks 2 coniuga con forza e trucida trivialità e divertimento beffardo posizioni sessuali e scherzi impietosi, mischiando senza vergogna, con uno stile sporco ma ricercato, le volgarità necessarie che distruggono il fragile idealismo del mondo dei sognatori creduloni e bizzarri, che cercano di idealizzare la donna angelicata per scacciare paure, timidezze e imbarazzi.