Titolo originale A History of Violence Regia David Cronenberg Sceneggiatura Josh Olson Interpreti Viggo Mortensen (Tom Stall/John Cusack), Maria Bello (Edie Stall), Ed Harris (Carl Fogarty), William Hurt (Richie Cusack), Durata 110 min. Montaggio Ronald Sanders Musiche Howard Shore Fotografia Peter Suschitzky Paese, Anno Usa, 2005 Produzione New Line Productions Inc., Bender-Spink Inc. Distribuzione 01 Distribution
La Trama
Tom Stall gestisce una tavola calda in un tranquillo paese della provincia americana. Tom ha una bella casa e una sana famiglia: tutto sembra ok nella sua vita, finché un giorno due serial killer non vanno a fare una visita al suo negozio. Tom li fa fuori con una freddezza impressionante, e in breve tempo diventa l’eroe locale. La notizia attira diversi turisti, e tra questi, alcuni loschi figuri di Filadelfia che chiamano Tom, John Cusack, accusandolo di essere un’altra persona…
Complessa e stratificata la carriera di Cronenberg, iniziata con horror splatter che cortocircuitavano sui deliri metamorfici del sangue, della mente e delle tecnologie degli anni ’70-’80 (Il demone sotto la pelle, Scanner, Brood, Videodrome…), e alternata con drammi psico-interiori sempre su tematiche di sdoppiamento, ma molto più serrate dentro al cervello dei personaggi, e lontane da corpi che scoppiano o demoni fallici che si infilano ovunque.
Cronenberg ha abbandonato il fanta-horror e ora fa film d’autore eleganti su figure un po’ marce, il penultimo dei quali, Spider, è molto bello. Questa volta ci prova con un dramma-action, piuttosto lento nei ritmi e calcolato tutto sulla crescita della suspense. La storia, anche se tratta dalla graphic novel di Vince Locke, sembra un ibrido tra I gangsters di Siodmak e il David Lynch di Twin Peaks.
La storia abbastanza simile a quella di Siodmak, dove un personaggio cambia identità e si rifugia in provincia, finché il passato ritorna a ricordargli chi era, da I gangsters Cronenberg attinge anche alla preparazione e all’ambientazione della scena violenta dentro il diner (cuoco compreso). Alcune situazioni sono un po’ lynchiane nei tempi lenti e anonimi di realtà apparentemente normali (ma solo apparentemente) e in tutta la scenografia finale nella casa di William Hurth.
Il punto è che, nonostante il film sia compatto, ben scritto e ben diretto, e che tutti gli attori siano in ruolo (tranne purtroppo il protagonista), History of Violence non è né un noir classico né un Lynch post-moderno, e soprattutto, nel suo porsi come un’opera che non vuole rinunciare al mercato, è abbastanza stereotipato e prevedibilissimo. Cronenberg si lascia dietro le spalle la sua originalità, anche non splatter, di film come Inseparabili (c’è da dire che le opere migliori erano one-actor-film, cioè i film interpretati da Irons e da Fiennes, e non opere corali e per l’aggiunta deboli proprio sull’attore protagonista) per giungere a una mediazione tra il suo talento registico, il pubblico e i suoi interessi teorici per gli sdoppiamenti di identità. Insomma, da Cronenberg ci si poteva aspettare di più.
Curiosità
Viggo è da vent’anni nel mainstream hollywoodiano, spesso in ruoli da comprimario, a volte di caratterista (dove dà il meglio: si pensi al gangster sulla sedia a rotelle in Carlito’s Way). Dotato di un bel fisicaccio nervoso e scattante, mascella dura ma con gli occhioni da buono, ha per limite quello di essere praticamente uguale alla prima volta in cui è apparso sullo schermo, nel ruolo di uno dei giovani amish in Witness di Peter Weir, ossia un forte contadino di campagna, di poche parole e legato alle tradizioni.
Nel film di Cronenberg non funziona: va bene nella prima parte, dove l’ambiguità del racconto è fatta apposta per sostenere la sua espressione ignara e semplice, male nella seconda quando si svelano i giochi e lui è sempre uguale a se stesso, mai un’espressione di paura, irritazione o cattiveria. Solo gesti atletici e faccia buona e sensuale. Questa volta poi è messo di fronte a Ed Harris (che è nato praticamente per fare il gangster o il soldato) e William Hurt (ambiguo e snob, quasi annoiato di dover ammazzare la gente), ottimi entrambi, che riducono ulteriormente il povero Viggo. Maria Bello, sui 40, ha il suo periodo di successo (era nel remake di Distretto 13 e sarà nel nuovo film di Stone)… nel ruolo è calata benissimo.