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    Il signore degli anelli - Il ritorno del re    
 

Titolo originale The Lord of the Rings - The Return of the King
Regia Peter Jackson
Sceneggiatura Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson
Interpreti Viggo Mortensen, Elijah Wood, Ian McKellen, Orlando Bloom
Durata 201'
Montaggio Annia Collins, Jamie Selkirk
Musiche Howard Shore, Annie Lennox, Fran Walsh
Scenografia Dan Hennah, Alan Lee
Fotografia Andrew Lesnie
Paese, Anno Usa/Nuova Zelanda
Produzione Carol Kim, Nikolas Korda, Robin Saxen, Zane Weiner
Distribuzione Medusa

  La Trama
 Terzo episodio della saga tratta dal libro omonimo di J.R.R. Tolkien. Il viaggio di Frodo Baggins, il portatore dell’anello, verso il Monte Fato prosegue irto di difficoltà, trappole e pericoli. L’esercito di Sauron, intanto, minaccia le popolazioni delle terre di mezzo, che organizzano faticosamente una resistenza capitanata dal valoroso Aragorn. Si incontreranno tutti in un giorno fatale, alle pendici del Monte Fato…
  Extra
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  Recensione

Tutto ciò che ha un inizio, anche in questo caso, ha pure una fine. La serialità, che è il modo in cui si dà necessariamente il kolossal contemporaneo, si arresta all’ultima pagina che il testo-fonte (Tolkien) dispensa. Non a caso convochiamo l’opera letteraria; è in ragione di una opinione largamente condivisa, infatti, che la trilogia cinematografica tratta da Il signore degli anelli sia un caso di traduzione intersemiotica fedele, non tanto a livello di trama narrativa (che il film semplifica), ma a livello di quella che Eco ha chiamato “scommessa interpretativa”: per citare un saggio dedicato a questi argomenti (“Il cinema come traduzione” di Nicola Dusi, edito da Utet), la trilogia ha senz’altro cercato una “relazione di coerenza con le scelte enunciative del testo-fonte”, e di questa relazione ha fatto il proprio, fondamentale selling point.

Il terzo episodio, oltre tre ore di cinema che attraverso rimandi narrativi e motivi musicali si riannodano ai precedenti episodi, tenta di far convivere la dimensione idilliaca del primo con il clima guerresco del secondo. La visione apocalittica delle masse in battaglia si impone sul viaggio dell’eroe; un montaggio di cui si avvertono tutte le difficoltà è responsabile di un ragionevole dubbio: che la gran parte del film altro non sia che la preparazione alla convergenza dei piani alternati battaglia/eroe del lungo, estenuante finale. Com’è noto agli appassionati delle saghe, il capitolo definitivo possiede di solito il più spiccato carattere mitico; ciò risulta naturalmente amplificato in una saga intrisa di miti arcaici ed oscuri.

L’episodio inaugurale sembrava prendere una direzione differente, più densa e problematica, ponendosi all’incrocio fra essere storico, essere naturale e mito. Ora invece l’intenzione spettacolare e cinefila (la battaglia degli elefanti è citazione della battaglia sui ghiacci de L’impero colpisce ancora che a sua volta era citazione irriverente dell’Aleksandr Nevskij) è assecondata senza ripensamenti, fidando su una ricezione entusiasta dell’evento e indifferente ai dettagli. Prendiamo, tanto per fare un esempio e senza pedanteria, una scena oggettivamente maldestra: quando uno degli Hobbit, Pipino, sottrae allo stregone Gandalf la sfera veggente, assistiamo a una serie di piani che descrivono il distruttivo potere di attrazione dell’oggetto magico, alternati a una ripetizione di inquadrature del compagno Merry che fissa incredulo e impotente la scena esclamando ogni volta “Pipino!”. Questa indifferenza al dettaglio suggerisce che Il signore degli anelli privilegia una lettura d’insieme, fondata sulla stratificazione e l’eco interna degli effetti, sulla familiarità con l’universo diegetico e – valore aggiunto – sul fascino della fonte letteraria.

Con ciò le trilogie-kolossal dimostrano complessivamente una scarsa permeabilità al cinema coevo, come dimostra un certo isolamento dei registi (Jackson, Singer e i Wachowski non risultano attivi al di fuori dei rispettivi impegni coi sequel) e finanche una rarefazione della presenza degli attori nel sistema divistico: Reeves durante la lunga devozione a Neo ha fatto poco, Jackman-Wolverine non è mai esploso fuori dagli X-Men e infine Il signore degli anelli non ha lasciato emergere delle individualità fortissime (Viggo Mortensen incarna appena una certa idea di virilità bellicosa, Liv Tyler e Cate Blanchett sono esili freeze-frames che un pallido sole scongela in pochi istanti). Più interessanti i corpi che attraversano le trilogie, sia quello refrattario di Hugo Weaving (che in Matrix è il temibile Mr. Smith e qui è l’elfo Elrond) che quello duttile di Ian McKellen (qui nelle vesti di Gandalf lo stregone del bene, mentre è l’antagonista Magneto negli X-Men).

Non resta, agli appassionati della serie, che aspettare il cofanetto dei DVD, per moltiplicare l’offerta del film, per vederlo in una maratona di oltre dieci ore comprensive di extra e quant’altro, per continuare a procrastinarne la fine.

  24/01/2004
   
 
 
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