Fra i cineasti europei di cui il sistema culturale ha più di recente decretato lo status autoriale, Fatih Akin è di gran lunga quello che ha il miglior rapporto con il suono: lingue diverse si mescolano, talvolta didascalicamente; rumori della strada e della vita, creano climi sonori differenti; infine, in posizione preminente, la musica è davvero uno dei materiali da costruzione, una sostanza non indifferente che determina uno stile complessivo già riconoscibile.
Il documentario musicale Crossing the Bridge ha ulteriormente esplicitato la specializzazione del cineasta, pertanto non stupisce l’esito (sonoro) di questo Ai confini del paradiso, che è il frutto di una collaborazione di altissimo livello con la nuova sensazione del circuito internazionale dei club, Dj Shantel (ascoltato abbastanza spesso anche in Italia). Questi è l’esponente di spicco di un meticciato musicale che pesca da tutta l’area balcanica, dandosi come obiettivo non il folklore culturalista ma la discoteca; in questo senso tutto il repertorio remixato e sciorinato in Ai confini del paradiso ha la freschezza e l’immediatezza del presente in quella parte di mondo.
Gli interventi originali, invece, specie quelli d’atmosfera affidati ai plettri fanno un po’ del Santaolalla, e non è un complimento. Ciò non toglie che talvolta la merce di Shantel sia buona: il suo Bucovina Dub non è male, e il clima sospeso di “Eight Bars Later” (variato nel successivo “Six Bars Later”) è un istante di interessante introversione, con i suoi suoni elettronici molto compressi. In definitiva ciò che conta, assai più della qualità dei singoli brani, è la costruzione del testo sonoro, in cui certamente Fatih Akin è maestro (non lo è altrettanto nella costruzione del testo narrativo, che qui ricorre abbastanza scolasticamente a un modello multistream).
La musica del film diventa un’opera da comporre per strati, accostamenti, suggestioni; e Shantel in tal senso è un buon partner, come lo è stato Alexander Hacke nei due film precedenti del regista (La sposa turca e il già citato Crossing the Bridge).
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Questa ricerca è davvero importante nell’ambito della musica applicata al cinema, e figure come Shantel e David Holmes o RZA possono introdurre innovazioni significative nell’approccio complessivo alla colonna sonora.