Il ritorno del personaggio interpretato da Bruce Willis fra il 1998 e il 1995 ha evidenziato una sua sostanziale estraneità rispetto al contesto attuale dell’action movie. L’influenza forte di serie tv marcanti come 24 ha influenzato fortemente le strutture di genere, sia a livello stilistico che narrativo, come si può ben rilevare in prodotti come The Bourne Ultimatum. Die Hard – Vivere o morire è invece cinema-nostalgia con aggiornamenti superficiali.
La continuità musicale con i precedenti episodi è però perseguita con intelligenza, per affinità di scrittura e non per commissione, da Marco Beltrami che di Michael Kamen è senza dubbio uno dei più accreditati eredi. Non nuovo al difficile compito del sequel (Terminator 3, Il corvo 3 – Salvation), rispetto al solito Beltrami qui accentua la relazione con le partiture dei film precedenti, come si evince presto dal temino di “Die Hard” contenuto in “Out of Bullets”.
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L’architettura del testo musicale poggia essenzialmente sulle percussioni e sugli ottoni, con una buona prova dei turnisti della Hollywood Studio Symphony Orchestra; il brano paradigmatico è in tal senso “Leaving the Apartment”, in cui un ostinato ritmico sostenuto dal notevole apporto dei piatti è punteggiato da un veemente stacco di ottoni alla John Barry. Laddove Kamen doveva introdurre forzosamente rimandi alla musica sinfonica su richiesta di Joel Silver, è evidente che Beltrami ha già introiettato come compositore questa sintesi in termini di stile. Va detto che la scelta dell’abbondanza (un’ora di musica, per limitarsi a quella edita su cd), probabilmente dettata da carenze drammaturgiche ed emozionali, penalizza il puro ascolto.