Sui rapporti profondi fra jazz italiano e musica per il cinema, si potrebbero scrivere libri fitti di date, di incontri, di colpi di fulmine ma anche di giorni grigi e clamorosi addii. Inutile ricordare che uno dei compositori più importanti della nostra tradizione, Armando Trovajoli, è stato anche un pioniere del jazz in Italia; e forse è accessorio anche rilevare la frequenza delle incisioni discografiche che negli ultimi anni hanno celebrato questo “matrimonio”: è sufficiente citare i lavori di Rava e Tommaso, di Pieranunzi, di Faraò.
Ora, per quanto Patois del Marco Castelli Quartet non sia un progetto monografico, vale la pena annoverarlo fra i titoli di jazz & cinema, anche soltanto per il sapore tutto nuovo dato ad “Ausencia” di Goran Bregovic, dalla colonna musicale di Underground di Emir Kusturica. Il pezzo è eseguito da Castelli al sax soprano, con passaggi di intensità che infrangono la regola di medietà di quel tango, notissimo nella versione cantata da Cesaria Evora.
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Non mancano altri brani che anche il cinéphile integralista possa apprezzare, basti pensare ad “African Marketplace” di Dollar Brand (dall’omonimo disco del 1980), superbo pianista e compositore che tra le altre cose ha collaborato a film di Idrissa Ouedraogo e Claire Denis. Insomma l’ensemble di Marco Castelli, completato da Ermanno Signorelli (chitarra), Raffaello Pareti (contrabbasso) e Mauro Reggio (batteria), superbamente prodotto da un nome storico della musica italiana come Sergio Cossu, rinnova entusiasticamente il matrimonio del jazz con il cinema.