La varietà stilistica che si rinviene in Shooting Silvio è sintomatica, oltre che della personalità del suo autore, il giovane Stefano Lentini (Roma, 1974), anche del mutato orizzonte referenziale della musica italiana per film. Sembra che i nuovi compositori abbiano imparato da tutto e da tutti, senza escludere nessuna possibilità espressiva; anche se gli esiti non sono sempre impeccabili, la prospettiva è incoraggiante.
Per esempio, in Shooting Silvio si passa rapidamente da un brano incalzante (“Il buffone animato”) che non spiacerebbe all’ensemble balcanico di Goran Bregovic, a un intervento empatico stilizzatissimo, quasi alla Donaggio (“Anthropology”), per poi presentare una canzone francamente non irresistibile (“Dirindà”). Dopo un momento anodino, screziato di synth (“One Year Ago I”) è il momento di un brano dance sostanzialmente privo di una vera dimestichezza con il genere, e puramente funzionale alla narrazione; segue un episodio calligrafico, il temino “Butterflies” in cui un pizzicato d’archi sostiene gli assolo di chitarra e sax soprano.
Il pianistico “Intermezzo” tiene fede al titolo, mentre “Il lato sabbioso della strada”, composizione per lyra-chitarra e sax rappresenta il tentativo più ambizioso della discontinua partitura, con agganci non banali a tutto il cinema italiano più “notturno” (Gaslini, Nascimbene, Trovajoli) – peccato che il suono della chitarra risulti freddo e secco. Meno interessante la ripresa di “One Year Ago”, e puramente riempitivo il citazionismo culturalista di “George”.
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In ultima analisi, un lavoro che palesa voglia di fare, esuberanza di scrittura e vitalità spendibili in altri contesti.