L’apporto del rock’n’roll alla musica per il cinema si può suddividere in tre contributi distinti: il repertorio del film-compilation (di cui American Graffiti resta il paradigma); la canzone-traino che ha origine da una partitura di diverso genere, come accade storicamente nei film di 007; la vera e propria partitura-rock, in pratica una serie di brani originali concepiti in un disegno musicale omogeneo al servizio del film (è il caso de Il laureato con le canzoni di Simon & Garfunkel).
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Proprio in quest’ultima direzione, per la colonna musicale del suo quarto lungometraggio da regista, Sean Penn ha chiamato il cantante e songwriter Eddie Vedder, leader storico dei Pearl Jam. Il gruppo si segnala per una discografia qualitativamente discontinua, che a un’indiscutibile coerenza stilistica associa una buona dose di ripetitività; a livello interpretativo, da sempre Vedder ha manifestato una buona inclinazione per i brani acustici, che consentono alla sua voce baritonale di emergere in tutte le sue sfumature.
Il cantante ha pure un consolidato rapporto con il cinema; basti ricordare il suo intervento in Singles di Cameron Crowe, il brano composto per Dead Man Walking e la cover beatlesiana “You’ve Got to Hide Your Love Away” inserita in Mi chiamo Sam; da citare anche una sciagurata cover (firmata Pearl Jam) di “Love Reign O’er Me” degli Who per il film Reign Over Me di Mike Binder.
Fortunatamente i brani di Into the Wild sono tutti originali, e almeno uno potrebbe ben figurare nel repertorio acustico del gruppo : si tratta di “No Ceiling”, esempio perfetto di scrittura calibrata sulle peculiarità espressive dell’interprete; anche se il pezzo più pregiato del disco è “Society”, folk song molto ispirata scritta da Jerry Hannan. Da segnalare, infine, che il cd in questione contiene esclusivamente le canzoni di Eddie Vedder; manca lo score strumentale del musicista-produttore Michael Brook, nome storico del rock degli ’80 e dei ’90 (U2, Eno, Sylvian-Fripp).