Un nome che rievoca l’ultima stagione notevole del cinema dell’Est europeo, quello di Wojciech Kilar, storico collaboratore di Krzysztof Zanussi, ma molto vicino anche a Wajda e al Polanski più maturo. Spesso si è ben destreggiato in film la cui struttura musicale (e narrativa) è generata da un repertorio in qualche modo “ingombrante”, basti pensare a La morte e la fanciulla e al Pianista.
I tredici minuti di musica composta per Il sole nero, ennesimo incontro con Zanussi, hanno la solidità della pietra e la sicurezza del rito: la sintassi di Kilar è fatta di periodi squadrati, di progressioni che significano l’ineluttabile; ciò non toglie che, in un dettaglio, egli lavori d’inquietudine, come nell’introduzione a “Manfredi’s Death”. L’esiguità della durata del cd non deve però confondere sull’impiego delle musiche nel film: in realtà Il sole nero è ricco di musica.
La partitura offre due temi: il principale è sostanzialmente un omaggio a Chopin, per pianoforte e orchestra, spesso riproposto nel corso del film (e nella tracklist presente in versioni molto simili ma con nomi diversi, da “The Black Sun” ad “Agata’s Theme”); il secondo tema è ossessivamente giocato su due note ripetute, ed è legato all’antagonista maschile, Salvo. L’incisione è impeccabile, la resa degli archi dell’Orchestra Filarmonica di Varsavia rimarchevole. Il film non ha avuto una buona stampa, miglior sorte ha avuto la musica di Wojciech Kilar.