Cam Original Soundtracks, 2007
di Giuliano Taviani
Caratterizzato da un’impressionante convergenza di altissime professionalità del cinema italiano (Lanci, Perpignani, Crisanti), La masseria delle allodole spicca anche per qualità musicale. La partitura è di Giuliano Taviani, figlio di Vittorio; è alla prima esperienza con una produzione Taviani, mentre ha fatto un suo percorso nel cinema italiano degli ultimi dieci anni, legandosi a registi emergenti (Puglielli, Munzi, Vendruscolo, Ciarrapico).
Il discorso musicale impostato dal compositore non si risolve in una pagina di cauto mimetismo storico o etnico, per quanto la struttura poggi saldamente su alcuni episodi della musica tradizionale armena, nei quali si distingue la performance marcante di Valentina Karakhanian, la cui voce è un vero personaggio del testo sonoro del film. Già ascoltata ne L’ora di religione di Bellocchio, in cui interpretava (anche in scena) il brano Ojakhum, la Karakhanian è una scoperta di Riccardo Giagni, profondissimo conoscitore della cultura e della musica armene, che infatti figura come consulente per il repertorio. Altro protagonista di questa colonna musicale imperdibile è il duduk, strumento a fiato a doppia ancia, tradizionale armeno, suonato da Devorg Dabaghyan; in questo senso si può dire che la partitura di Giuliano Taviani “restituisca” il duduk all’Armenia dopo il consistente “sfruttamento” di questo strumento da parte di Hans Zimmer (Il gladiatore) ed epigoni. La scrittura di Giuliano Taviani è sempre all’altezza dell’epos armeno e risolve anche i passaggi più retorici senza ridondanze; ciò vale soprattutto per le pagine più cameristiche (“Allodole” per quintetto). Davvero un’eccellente prova di maturità per il compositore.
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Così come il film ha, fra le altre cose, il pregio di un contenuto informativo politicamente importante (il genocidio armeno), altrettanto il segmento musicale può aprire un mondo allo spettatore, che magari non sospetta che l’Armenia annoveri alcuni fra i più notevoli compositori del ‘900 “sconosciuto”, da Avet Terterian a Tigran Mansurian.