Le dichiarazioni d’amore possono essere imbarazzanti. Arrivati alla quarta traccia di We All Love Ennio Morricone – “Conradiana” del languido Bocelli – se ne avrebbe francamente abbastanza. Il lettore cd ha smaltito già, nell’ordine, gli ispirati gorgheggi di Céline Dion (“C’era una volta in America”), un pasticciaccio funky sulla base di “Il buono, il brutto e il cattivo” di Quincy Jones con Herbie Hancock (musicisti dal nome altisonante ma la cui discografia non è avara di brutture); una robetta di Springsteen che suona il tema di “C’era una volta il West” con la Telecaster, e non ci mette neanche la voce (come a dire la faccia).
Sembra, al primo stop, un’antologia tanto kitsch da far sembrare Sanremo una rassegna musicale d’avanguardia. Il seguito, in compenso, è peggiore. “Estasi dell’oro” nelle mani dei Metallica suona né più né meno come suona nelle cover dei tanti teenager provetti chitarristi metal: involontariamente ridicola. La band di Hetfield, che mostrava di aver capito perfettamente il concetto di orchestrazione fin da “Master of Puppets” (1986), è da tempo in una fase totalmente regressiva.
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L’esecuzione di “Malena” con Yo-Yo Ma è una reminiscenza del lavoro impeccabile del violoncellista coreano sulle partiture di Morricone, e qui c’entra ben poco con tutto il resto, se non per il clima da “all star game”; stessa cosa dicasi per Dulce Pontes. Fra i momenti di culto al contrario, a Renée Fleming viene da piangere in una versione accoratissima di un gemma poco nota, “Come Sail Away” ; a Daniela Mercury viene invece da ridere durante un’interpretazione gioiosa di “Metti una sera a cena”.
Ci si ridesta, ma è veramente troppo tardi, con il già noto Roger Waters del “Pianista sull’oceano”. Una pessima operazione discografica (non da un punto di vista economico, certo) che quasi minaccia l’altissimo profilo del compositore, tirandolo verso il basso del cattivo gusto, della musica da salottino. Per dimenticare, mettere senza esitazioni nel lettore il cd di Metello, nella recente riedizione della GDM.