Al Museo Nazionale del Cinema di Torino, in contemporanea con la Fiera del Libro (8-12 maggio) dedicata proprio a Israele, prende il via una rassegna dedicata al cinema israeliano contemporaneo, impreziosita dalla presenza di uno dei più noti cineasti di quel paese, Amos Gitai, che incontrerà il pubblico al termine della proiezione diDisengagement (2007), la pellicola con Juliette Binoche, Jeanne Moreau e Asia Argento che inaugurerà la manifestazione giovedì 8 alle ore 21.00.
La rassegna si intitola Lo stato delle cose. Il cinema israeliano oggi, è curata daGrazia Paganelli con la collaborazione dell’Ambasciata di Israele e porterà fino al 13 maggio dieci diversi titoli sugli schermi del cinema Massimo.
Oltre a Gitai il più conosciuto in Italia tra gli autori in programma è probabilmente Eythan Fox che con The Bubble (2006), storia di un amore omosessuale tra un ragazzo israeliano e uno palestinese, ha bissato il piccolo successo di pubblico che aveva già incontrato conCamminando sull'acqua(2004) e Yossi & Jagger (2002). Ma anche il Beaufort (2007) di Joseph Cedar, premio per la miglior regia alla Berlinale dello scorso anno, eLa Banda(2007) di Eran Kurilin sono passati per le nostre sale.
Molto più difficile aver visto My Father, My Lord (2007), opera prima di David Volach che pure si è meritata il premio come miglior film al Tribeca Film Film Festival diretto da Robert De Niro a New York, e due film al femminile come Close to Home (2005) di Vardit Bilu, Dalia Hager eTo Take a Wife di Ronit e Shlomi Elkabetz: nel primo due soldatesse fronteggiano i pericoli delle strade di Gerusalemme, nel secondo una donna combatte contro le proprie crisi coniugali.
Concludono il programma Turn Left at the End of the World (2003) di Avi Nesher e due film di Raphaël Nadjari: in Tehilim (2007) un capofamiglia israeliano scompare dopo un incidente lasciando i suoi senza notiziementre in Avanim (2005) la vita di una donna è sconvolta dalla morte del suo amante in un attentato a Tel Aviv. Queste dieci pellicole compongono un interessante anche se parziale compendio della più recente cinematografia israeliana e dei suoi luoghi più dolorosamente topici: le frontiere, i checkpoint, la difficile quotidianità di città e paesi spesso minacciati da guerra e terrorismo.
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Se per chi potrà essere a Torino ricordiamo anche che nelle sale del Museo prosegue l’omaggio a George Cukor, accompagnato da una retrospettiva dei film come regista e attore del “lupo solitario” Sean Penn, per tutti coloro che non possono raggiungere la città olimpica c’è da segnalare un’altra iniziativa: sempre in contemporanea con la Fiera del Libro di Torino il portale Ticho (www.tichofilm.com) ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente sei documentari realizzati in Israele e/o Palestina presenti nel proprio catalogo di film digitalizzati.
Il progetto Ticho è attivo ormai da un anno e raccoglie sul web un database ogni giorno più ricco di lunghi, corti e documentari che non hanno avuto la massima visibilità nelle sale, e in molti casi neanche nell’home video.
Tra le sei opere visibili in streaming di buona qualità c’è The Inner Tour (Israele/Palestina, 2001) di Ra’anan Alexandrovich, miglior documentario al Vancouver International Film Festival 2001 e presentato al Berlinale Forum dello stesso anno, su di un gruppo di palestinesi che visitano Israele come turisti. Ci sono poi The Settlers (Israele, 2001) di Ruth Walk sulla vita quotidiana di alcune famiglie di coloni ebrei nel quartiere di Tal Rumeida a Hebron e Arna’s Children (Israele/Olanda, 2003) di Juliano Meir Khamis e Daniel Daniel, premiato come miglior documentario al Tribeca Film Festival del 2004 e dedicato al Freedom Theatre, il teatro per bambini creato nel campo profughi di Jenin nel 1989 da Arna Meir Khamis, madre del regista e coraggiosa attivista pacifista israeliana.
Tra i titoli disponibili anche Pickles (Israele, 2005) di Dalit Kimor, storia di otto vedove palestinesi, da sempre casalinghe, che decidono di aprire una piccola fabbrica di sottaceti, Bilin My Love (Israele/Palestina, 2006) di Shai Carmeli Pollak che narra la storia di un piccolo villaggio palestinese che cerca di resistere all’esercito di occupazione usando la nonviolenza e che è diventato il simbolo della lotta congiunta di palestinesi, israeliani e attivisti internazionali contro il Muro, e Bridge Over The Wadi (Israele, 2006) di Barak & Tomer Heymann che mostra come due anni dopo l’inizio della seconda Intifada un gruppo di genitori palestinesi ed ebrei abbiano fondato una scuola bi-nazionale e bi-lingue nel villaggio palestinese di Ara in Israele.