Cinema e gastronomia, si sa, hanno un lungo rapporto di solidarietà e ispirazione.Se il primo conosce ormai da due decenni una crisi (o perlomeno una ridefinizione), non altrettanto si può dire per la seconda, sempre più al centro dell’interesse mediatico, televisivo e culturale degli italiani. Programmi di cucina fioriscono sul satellite e sulla tv tradizionale e la reazione alla consumazione di massa assume da tempi i profili, oltre che di un ritorno ai sapori genuini, di scelta culturale e opposizione all’omologazione.
Si preannuncia quindi molto mediatizzata e ricchissima di eventi la prima edizione bolognese (le prime tre si sono svolte a Bra, in Piemonte) di Slow Food on film con ben cinque giorni di film, assaggi, tavole rotonde e altri appuntamenti. Ma come ricorda la presentazione del direttore artistico Stefano Sardo, il festival non nasce solo per sfruttare questo momento favorevole ma è un logico passaggio nelle attività di un associazione nata nel 1986 e divenuta un vero e proprio movimento che negli ultimi anni ha aumentato vertiginosamente il numero di adepti e simpatizzanti. E inoltre forse il primo festival di queste dimensione in Italia a coniugare la passione per il cinema con quella per il cibo.
A ospitare la rassegna appunto la città di Bologna la “dotta”, sempre meno rossa ma ancora abbastanza ghiotta. Centro della manifestazione saranno i locali della Manifattura delle arti della Cineteca di Bologna (due sale, una biblioteca e un grande cortile adibito a spazio aperitivo e mercatino biologico) ma anche il MAMbo (museo d’arte moderna e contemporanea), il Cinema Arlecchino e alcune aule dell’Università di Bologna.
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Nel menu del Festival troviamo varie sezioni competitive “a tema” (cortometraggi, documentari, lungometraggi e persino Serie tv), la rassegna Un film nel piatto (film + degustazione accompagnata da lezione), la retrospettiva Il mondo perduto, con documentari sulla cultura contadina italiana,e molti altri eventi speciali e convegni su temi alimentari e della biodiversità.
Da segnalare alcune chicche come Il postino e la giardiniera che hanno sfidato Mc Donald’s. E hanno vinto di Franny Armstrong e Ken Loach, l’anteprima italiana di Le grand chef del coreano Jeon Yun- Su, Le pecore di Cheyenne diLuciano Emmer e infine la presentazione di alcune sequenze inedite di Novecento di Bernardo Bertolucci raccontate dal fratello Giuseppe, co- autore della sceneggiatura e direttore della Cineteca di Bologna.
Molti gli ospiti di rilievo, dai profili assai diversi, chiamati a presentare i propri lavori o a introdurre quelli degli altri: Luciana Littizzetto, Otar Iosseliani e appunto Franny Armstrong e Luciano Emmer. Saranno presenti in prima linea, ovviamente, i responsabili di Slow Food, a partire dal suo fondatore Carlo Petrini, messia della biodiversità alimentare, tra i membri fondatori del PD ma amico anche del neo-sindaco di Roma. Non che il cibo non sia una questione politica, ma in questo caso le bandiere tradizionali contano fino a un certo punto.