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Da “La suora giovane” a Totò

Arpino e il Cinema è il titolo della retrospettiva di film tratti dalle opere dello scrittore braidese (ma nato a Pola) che si inaugura al Cinema Impero di Bra la sera di Mercoledì 9 aprile con la proiezione del film La suora giovane (1964) di Bruno Paolinelli e la presenza dell’attrice Laura Efrikian. Questa pellicola, restaurata per l’occasione dalla Cineteca Nazionale con il patrocinio della Città di Bra, è tratta da uno dei più noti romanzi di Arpino, un vero bestseller del 1959.

Come ha raccontato lo stesso Arpino in un articolo del 1967 dal titolo Io e il cinema: “Il primo regista che ho conosciuto è stato Bruno Paolinelli. Eravamo a Roma, in un caffè poco lontano da piazza Venezia. Paolinelli sospirava, innamorato com’era de La suora giovane. Ogni due parole, mi dichiarava quest’amore, che faceva impallidire qualsiasi mio rapporto e ricordo col romanzetto scritto un paio d’anni prima.”

Nello stesso brano lo scrittore ricorda come “Tra una dichiarazione e l’altra, Paolinelli buttava i nomi, ora Lea Massari, ora Claudia Cardinale, ora qualche francese meno conosciuta. Buttava i nomi poi li bocciava. Pareva severissimo con le attrici, le facce, le insensibilità, i vizi, le stesse virtù di queste conclamate e a me ignote ragazze…”.

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La scelta di cast che consegnò alla attuale moglie di Gianni Morandi il ruolo forse più intenso della sua carriera di attrice era ancora di là da venire, e quando il film fu infine realizzato per poi essere presentato alla Mostra di Venezia, il nome di Arpino era già comparso nel mondo del cinema italiano in due occasioni. La prima fu il documentario sugli scontri d’Algeria intitolato La sporca guerra (1959) e diretto da Alberto Cavallone con musiche di Pino Donaggio che sembra essere andato definitivamente perso, anche se ne rimane il testo che Arpino recitava a commento delle immagini e che fu pubblicato sulla rivista “Cinema Nuovo”.

La seconda occasione – ripresentata a Bra venerdì 11 – vide lo scrittore co-sceneggiatore dell’episodio di Boccaccio ’70 (1961) dal titolo Renzo e Luciana che era tratto dal racconto L’avventura dei due sposi del collega Italo Calvino, alla cui stesura collaborarono anche Suso Cecchi D’Amico e il regista dell’episodio Mario Monicelli.

Proseguiamo questa sorta di conversazione immaginaria con Arpino, nel riportare anche i suoi ricordi di quest’esperienza: “Il secondo regista che conobbi è Mario. Avrei dovuto sceneggiare e in parte anche scrivere per lui un episodio di Boccaccio ’70. Scrissi, discussi, riscrissi, anche perché Monicelli era davvero simpatico. Alla fine con un ‘tour de force’ di alcuni giorni, in coppia con Suso Cecchi d’Amico, ecco che l’episodio è pronto. Produzione grossa, contrattoni a quattro firme, Sofia Loren, Romy Schneider, Anita Ekberg, Fellini, Visconti, e così via, insomma il firmamento, le stelle fisse, la galassia della romanità cinematografica. […] Ma ecco la grana, a Cannes il film risulta troppo lungo, il Ponti marito della Loren per venderlo agli americani deve tagliare un episodio, e naturalmente il taglio cade sulla storia dell’operaio e della moglie, perché le grandi dive della galassia non possono essere toccate.”

Forse anche in seguito a questa vicenda, come ebbe a scrivere il regista teatrale e cinematografico Massimo Scaglione a quindici anni dalla morte dello scrittore, questi soleva sempre dire a chi intendesse realizzare delle trasposizioni di sue opere: “Consideratemi un autore defunto”. Arpino non partecipò infatti mai in modo diretto alla sceneggiatura di un film tratto da un suo romanzo. Ma le sue pagine sembravano spesso scritte apposta per il grande schermo e nacquero così Profumo di donna (1974) e Anima persa (1977) di Dino Risi.

Il primo titolo, tratto dal romanzo Il buio e il miele, valse a Vittorio Gassman il premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes 1975 e al film una nomination all’Oscar. A questa pellicola, in programma a Bra sabato 12, verrà abbinato Il nano più alto del mondo (2005), cortometraggio di Diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia del torinese Francesco Amato, tratto dal racconto Gaby la nana di Arpino.

Chiuderà la manifestazione domenica 13 Una nuvola d’ira (1983), film realizzato da Massimo Scaglione per la Terza Rete del Centro di Produzione Rai di Torino con un’appassionata interpretazione di Gipo Farassino nel ruolo del protagonista operaio.

A corollario dell’iniziativa, è stato edito un volume dal titolo Giovanni Arpino e il cinema a cura di Annamaria Licciardello e Luca Pallanch con prefazione di Sergio Toffetti, e interventi di altri autori tra cui segnaliamo quello del giornalista Massimo Novelli, che ha avuto il permesso di rendere pubblica per la prima volta una lettera di Totò, gelosamente conservata, incorniciata e appesa a una parete dalla vedova e dal figlio di Arpino.

La lettera fu indirizzata dal Principe De Curtis allo scrittore il 12 aprile 1965 dopo un suo articolo sul settimanale “Tempo” in cui Arpino lo definiva il “pater et magister” della comicità italiana e che anch’esso ripubblicato nel volume. E questi gli rispose commosso: “Se le dico che mi sono venute le lacrime agli occhi ci crede? Deve, perché è proprio vero” . A due anni dalla morte, in effetti, il principe della risata non era certo acclamato da tutti i critici e dai così detti intellettuali, e nell’epistola rimarca la propria soddisfazione per veder riconosciuto il suo talento “da un uomo di cultura come lei, letterato illustre e romanziere finissimo”.

Claudio Panella

Il calendario delle proiezioni, che sono tutte alle ore 21 e a ingresso gratuito:

Mercoledì 9 Aprile 2008

“Un livre, un jour”

“La suora giovane”

 

Giovedì 10 Aprile 2008

“Anima persa”

 

Venerdì 11 Aprile 2008

“Boccaccio ’70”

 

Sabato 12 Aprile 2008

“Il nano più alto del mondo”

“Profumo di donna”

 

Domenica 13 Aprile 2008

“Una nuvola d’ira”

 



08-04-2008



 
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