Dopo il grande successo de I grandi sceneggiati dagli scrittori russi, Rai Teche torna alla Casa del Cinema di Roma con un nuovo ciclo, questa volta di stampo fantastico. Si rispolverano i successi del decennio 1970-1980 quando la televisione chiamava a sé nomi importanti e quando spesso la tv si trasformava in letteratura. Dieci anni “fantastici” che suggellano l’apoteosi e il collasso degli sceneggiati, nei primi anni Ottanta si faceva strada la fiction (La piovra).
Il ciclo ha tagliato il nastro con I racconti di fantascienza di Alessandro Blasetti, “un colosso del cinema italiano che accetta, non a fine carriera, di dedicarsi alla tv – afferma il direttore della Casa del Cinema Felice Laudadio – una generazione che aveva già capito i punti di forza del piccolo schermo, un altro esempio deriva dal lavoro di Roberto Rossellini. Il servizio pubblico allora era sinonimo di qualità”.
Si pensi che la serie di Blasetti era tratta da racconti di Leinster, Bellei, Bradbury, Beaumont, Matheson (Io sono leggenda), Sheckley e Cooper. “Oggi siamo troppo condizionati dagli ascolti – dichiara Barbara Scaramucci direttore di Rai Teche – a causa dell’auditel ho visto cambiare molte persone in Rai, è diventato un incubo, anche i direttori migliori al variare di un punto percentuale entrano in un trip infernale. Per fare un palinsesto libero bisogna slegarsi da questo vincolo”.
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Intanto ogni sabato e domenica alle 16.00 (dal 23 febbraio al 16 marzo) si potrà riscoprire il successo di quella stagione passata e vivere sul grande schermo della Casa del Cinema le emozioni de Il segno del comando (1971) di Daniele D’Anza, di A come Andromeda di Vittorio Cottafavi (1972), di Ritratto di donna velata (1975) di Flaminio Bollini, de La traccia verde (1976) di Silvio Maestranzi, di Extra (1976) di Daniele D’Anza e de Il fauno di marmo (1977) di Silverio Blasi.
2001 Odissea nello spazio (1968) aveva dato una sorta di carica alla tv pubblica per poter dar vita a prodotti di stampo fantastico. È come se oggi dopo il successo di Lost la Rai si impegnasse nella produzione di una serie tv “simile”. Ma da noi, si dice, mancano gli autori.