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    L'Orso d'Oro a sorpresa al brasiliano José Padilha       Le altre News




La 58° Berlinale si è conclusa ieri sera con la premiazione e con la proiezione di Be Kind Rewind di Michel Gondry con Jack Black a capo di un gruppo di amici pazzoidi che si dilettano a girare remake casalinghi di film famosi. Scelta probabilmente dettata non tanto dal valore della pellicola quanto dalla spensieratezza con cui si è deciso di chiudere un'edizione altrimenti piuttosto esigente verso gli spettatori. L'altro evento cinematografico presentato fuori concorso negli ultimi giorni di Festival è stato infatti Katyn del maestro Andrei Wajda a cui, data la drammaticità del tema trattato (il massacro nel 1940 di un gran numero di soldati polacchi ad opera dei servizi segreti sovietici), si è forse preferito riservare uno spazio meno mondano.

In un festival di lacrime e sangue o almeno di sudori freddi, iniziato con la defezione per ragioni rispettivamente professionali e famigliari delle giurate Susanne Bier e Sandrine Bonnaire, la giuria internazionale presieduta da Costantin Costa-Gavras ha assegnato l'Orso d'oro per il miglior film in competizione a Tropa de elite del brasiliano José Padilha. Il film è ambientato durante i preparativi per accogliere l'ultimo viaggio apostolico di Giovanni Paolo II a Rio de Janeiro e mostra le operazioni del battaglione della polizia impegnato in operazioni speciali e in particolare nella lotta al narcotraffico, con tutto un corollario di inaudita violenza. Alla stampa, Padilha ha così riassunto il suo lavoro: "Ho voluto mostrare la corruzione e la violenza della polizia e il ruolo di uno stato repressivo nel trasformare dei piccoli delinquenti in veri criminali a forza di abusi".

Il Gran premio della giuria è andato a Standard Operating Procedure di Errol Morris che ricostruisce le circostanze in cui furono scattate le foto delle torture avvenute nel 2003 nel carcere di Abu Ghraib attraverso una serie di interviste ad alcuni dei soldati coinvolti. Paul Thomas Anderson si è invece aggiudicato l'Orso d'argento come miglior regista per Il petroliere che molti avrebbero invece dato per vincitore assoluto così come ci si attendeva un riconoscimento che non è arrivato per l'attore protagonista Daniel Day-Lewis. Conquistano invece l'Orso d'argento come migliore attrice Sally Hawkins per Happy-Go-Lucky di Mike Leigh e come migliore attore Reza Najie, protagonista di Avaze Gonjeshk-ha di Majid Madidi. Chi lamentasse una mancanza di premi al cinema del Sud-Est asiatico, sappia che il cinese Zuo You. In Love We Trust di Wang Xiaoshuai è stato insignito dell'Orso d'argento per la migliore sceneggiatura. Un premio per particolari meriti artistici è andato a Johnny Greenwood, chitarrista dei Radiohead nonché autore della colonna sonora de Il petroliere e per finire l'Alfred Bauer Prize per una pellicola innovativa è andato a Lake Tahoe di Fernando Eimbcke che ha avuto anche il premio FIPRESCI.

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Come da ventidue anni a questa parte, nell'ambito del Festival si attribuisce anche il "Teddy", un premio per il miglior film a tema GLBTQ (gay, lesbo, bisessuale, trans o queer) che é andato a The amazing truth about Queen Raquela di Olaf de Fleur per "l'abilità nel parlare di razza, genere e povertà è in modo brillante e sorprendere lo spettatore". Inoltre, la Teddy Foundation ha offerto un premio speciale al gruppo produttivo e creativo di cui fa parte Tilda Swinton che da anni conserva a trasmette la memoria del regista inglese Derek Jarman. Il gruppo ha presentato nella sezione Panorama un prezioso documentario, Derek diretto da Isaac Julien.

La Berlinale di quest'anno ha ricercato come sempre quell'equilibrio tra glamour e autorialità che la contraddistingue da sempre. Dopo Penelope Cruz, sul tappeto rosso di Marlene Dietrich Platz hanno sfilato Scarlett Johansson e Natalie Portman protagoniste di L'altra donna del re, mentre Madonna, in veste di regista alla sua opera prima, ha presentato il brioso Filth and wisdom e si è concessa con parsimonia alle domande della stampa. Ma se la presenza dei divi è stata centellinata, il programma si è dimostrato sin troppo generoso, impreziosito inoltre da due retrospettive dedicate rispettivamente a Luis Buñuel e a Francesco Rosi a cui è andato anche l'Orso d'oro alla carriera. Di conseguenza, alcuni film non hanno forse ricevuto l'attenzione che avrebbero meritato, tra questi per esempio il francese Il y a longtemps que je t'aime ­di Philippe Claudel con Kristin Scott-Thomas e Elsa Zylberstein, che racconta in modo mirabile la storia di una donna che esce dal carcere dopo quindici anni di pena per omicidio del proprio figlio piccolo. Il film ha comunque conquistato il premio della Giuria ecumenica per un lavoro di valore spirituale, umano o sociale e speriamo di poterlo presto rivedere nelle nostre sale.

Silvia Nugara



17-02-2008

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