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    Cinema e telefonia: incontro o scontro?       Le altre News


Aziende di telefonia ed esercenti a confronto in un convegno

Lo scontro tra le aziende di telefonia mobile e gli operatori cinematografici è ben lontano dal trovare una soluzione in tempi brevi e nonostante le recenti battaglie a colpi di ricorsi e carte bollate, il clima resta incandescente. Il caso The Interpreter, il film ceduto dalla Eagle Picures alla Tre Italia e successivamente “congelato” su protesta degli esercenti che avevano prontamente ritirato il film di Sidney Pollack dalle sale, ha innescato allarmi non ancora cessati.

Infatti, mentre si contano ancora i danni causati dalla pirateria, tra Dvd comprati a pochi euro sulle bancarelle e film scaricati illegalmente da Internet, ecco che arriva un’altra grana a turbare il sonno degli addetti al settore. Ma nessuno si illuda: anche se la sentenza del Tribunale di Milano ha accolto il ricorso della Tre, consentendo di vendere a 9 euro alcuni titoli di prima visione (scaricabili sui videofonini a soli 10 giorni dall’uscita nelle sale) nessuno ha alzato bandiera bianca, tutt’altro. La Tre, infatti, annuncia la sua ferma intenzione di distribuire sui cellulari dal 27 dicembre anche il nuovissimo Memorie di una Geisha.

Di questo ed altro si è parlato a lungo nel convegno Cinema & telefonia: incontro o scontro? che, organizzato con prontezza dal “Corriere delle Comunicazioni”, ha visto riuniti per la prima volta i vertici delle principali aziende telefoniche e i maggiori esponenti delle più importanti case di distribuzione e produzione. Ma non solo. Con loro anche il neopresidente della Siae Giorgio Assumma, il consigliere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Enzo Savarese, il presidente dell’Unidim (Uniona nazionale distributori) Paolo Pozzi e il presidente dell’Anec (Associazione nazionale esercenti) Paolo Protti.

Ricordando che la Siae ha individuato da tempo i problemi giuridici relativi alle forme di sfruttamento sui cellulari, prima fra tutti il nocumento a tutti gli operatori coinvolti nella distribuzione di film, l’avvocato Giorgio Assumma sgombera il campo dagli equivoci affermando: “All’autore spettano tutti i diritti e questa norma si trasferisce automaticamente agli aventi causa, pertanto il produttore può fare quello che vuole. Restringere questa norma è impossibile, sarebbe anticostituzionale”.

In termini legali, insomma, la Eagle avrebbe le mani legate in quanto la Tre potrebbe contestarle di non aver dato il “pieno godimento” dell’opera in questione. Ovvio che, considerati gli interessi economici in ballo, nessuno ha intenzione di restare a guardare: non basta la disponibilità della Siae ad aprire un tavolo intercategoriale, la sindrome Cassandra si è abbattuta come uno tsunami. Quanto al ruolo dell’Authority, Enzo Savarese annuncia che dopo le polemiche per The Interpreter è stata avviata un’indagine “ma di per sé il fenomeno è positivo perché si diversifica il prodotto”. A livello personale, però, si affretta a prendere le distanze affermando che secondo lui il cinema si deve vedere al cinema, “anche se come Authority dobbiamo tener conto del contenuto e di altri fattori tra cui le modalità di fruzione”.

Sul tappeto, infatti, c’è anche la questione dei film vietati i minori di 14 anni: come fare a impedire che un minorenne prenda il videofonino di papà e si veda il film alla faccia dei divieti? “Anche se la perdita di pubblico non si può imputare ai nuovi mezzi tecnologici, il celllulare implica il problema dell’accesso e della fruzione – conferma Savarese – per cui cercheremo di applicare regole up to date: poche, ma sanzionabili”.

Più cauta, invece, la posizione di Giampaolo Letta, vice presidente e amminstratore delegato della Medusa, pronto a considerare i film sui cellulari nient’altro che “un’opportunità”. “E’ riduttivo parlare di antinomia cinema/telefonini e esercenti/distributori, il vero problema è quello delle windows”, esordisce. “ A mio giudizio dobbiamo guardare con interesse ai nuovi mezzi, dalla telefonia al digitale terrestre – continua – perché non possiamo mettere la testa sotto la sabbia o arroccarci dietro difese troppo granitiche. Oggi è indispensabile guardare al futuro, il progresso delle nuove tecnologie rappresenta un’opportunità per tutti”.

Decisamente fuori dal coro, invece, la voce dell’ amministratore delegato di Rai Cinema Giancarlo Leone: “Trovo che la vicenda Tre/Eagle sia una vera e propria iattura, il risultato è stato l’irrigidimento delle posizioni del mercato”. Ed è solo l’inizio.. Le dichiarazioni di Leone non si limitano al casus belli, ma spazzano in un sol colpo tutte le certezze (poche) acquisite finora. “E’ interessante sapere – aggiunge – che i diritti per lo sfruttamento wireless in realtà non esistono. Chi vende questi diritti per lo sfruttamento sui cellulari, a tutt’oggi vende diritti che non ha. Gli americani, infatti, non li considerano come diritti per lo sfruttamento televisivo, ma diritti a parte. Ecco perché tutto questo è solo un dibattito virtuale”.

E attenzione, non siamo davanti ad una boutade. “Rai Cinema produce film insieme a produttori indipendenti e la nostra posizione è chiarissima”, ribadisce Leone. “Al momento non possiamo vendere diritti che non abbiamo, ma riguardo ai film italiani siamo disponibili a considerare altre forme di sfruttamento in quanto rappresentano nuove fonti di ricavo”.

E aggiunge: “Il vero problema è un altro, bisogna far attenzione a fare in modo che questa nuova fonte di ricavo non vada a scontrarsi, danneggiandole, con altre fonti come l’home video, le pay tv e così via. Il film sul telefonino uscirebbe sovrapponendosi alle sale e all’home video, è questo il tema su cui dobbiamo confrontarci. Oggi ci sono paesi europei che chiedono di abbassare il prezzo per i film nelle sale ad un mese dall’uscita, ecco perché il nostro è un dibattito virtuale. L’accordo Tre/Eagle è già superato dai fatti, l’importante è capire come la telefonia possa portare pubblico nelle sale e stimolare l’acquisto dell’home video”.

Va detto, però, che l’esigenza di chiarezza viene invocata con forza anche dalle stesse aziende di telefonia. Stefano Lai, responsabile entertainment di Vodafone Global, se da un lato rivendica la qualità del prodotto dall’altro denuncia che spesso agli operatori di telefonia mobile vengono venduti diritti, anche inesistenti, per tre o quattro volte. “Abbiamo accordi con la Siae e paghiamo i diritti - afferma - ma chiediamo anche certezza su quello che possiamo fare. Le posizioni di trincea non aiutano nessuno”.

Altri, invece, individuano i cellulari come nuove opportunità per aiutare il cinema in crisi. Massimo Canovi, vice presidente dell’Aiscom (Associazone italiana servizi e contenuti mobili), suggerisce addirittura la promozione di trailer ad hoc sui telefonini, cavalcando l’onda dei nuovi servizi lanciati con successo dalle industrie discografiche. “Se pensiamo che ad oggi la suoneria più scaricata in assoluto è quella di Profondo rosso, è evidente che i cellulari siano un mezzo idoneo non solo per i trailer, ma anche per la creazione di fan club che possono inteagire via sms o, ancora, di giochi Java. Un insieme di attività che potrebbe aiutare tutta la filiera cinematografica”.

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Una posizione nettamente condivisa, è ovvio, anche dal direttore generale della Tre Dina Ravera. “Oggi non è la telefonia che va verso le major, ma il contrario. Da parte nostra c’è il desiderio di portare risorse nel mondo del cinema e le esperienze in tal senso con la Tv sono state positive, non abbiamo avuto nessun conflitto”. La Ravera, inoltre, puntualizza: “Molti utenti guardano i reality e la fiction nella pausa pranzo oppure verso le 16, ma dopo quell’ora i picchi scendono e il pubblico torna a vedere i programmi sui mezzi tradizionali”.

E sul caso Eagle ribadisce: “Chi produce il contenuto deve avere la certezza che il prodotto non vada su altri mezzi è chiaro che l’azienda di telefonia deve avere un tornaconto economico. E’ evidente che se il film arriva sul ceullulare dopo dieci giorni possiamo investire di più, ma se il titolo è a disposizione dopo quattro o sei mesi il discorso cambia, possiamo dare solo qualche migliaio di euro”.

Dichiarazioni, queste ultime, che hanno immediatamente allarmato le associazioni di distributori ed esercenti. “Il paragone tra fiction e cinema non è calzante – tuona Paolo Pozzi – perché la TV è gratis, il cinema si paga. Siamo tutti d’accordo, il cinema sul telefonino non lo vedrà nessuno ma dobbiamo pensare anche alla pirateria. Chi ci assicura che tra qualche mese non salti un genietto capace di piratare un film dai cellulari? Così il cinema si uccide veramente”.

Gli fa eco Paolo Protti: “Il vero dato di fatto è che se saltano le windows saltano anche le sale cinematografiche. Sono perfettamente d’accordo con Giancarlo Leone nel definire questo caso una iattura, esercenti europei ed americani sono molto sorpresi per quanto sta succedendo in Italia”. E aggiunge: “Le windows ormai non vengono più rispettate. Film come Madagascar e I fantastici 4 sono già in home video per sfruttare il mercato natalizio, ma nessuno ha puntato il fucile contro. Gli accordi si possono anche fare, va bene il tavolo intercategoriale proposto da Assumma, ma ad oggi vediamo pochi segnali. Non faremo un ’68, ma di certo siamo disposti a fare nuove barricate”.

Intanto, i segnali per il futuro sono contrastanti. Mentre a Parigi nascono festival per film realizzati con i telefonini e in Italia la Nokia ha creato il laboratorio Play the Lab con il placet di Wim Wenders e Terry Gilliam, è bene ricordare che a tutt’oggi ci sono circa 5 milioni di utenti della Tre Italia che, in attesa di godersi le novità della Eagle, scaricano già da tempo film di seconda visione come Closer e La maschera di Zorro.

Film, dunque, alla pari di videoclip, soap, reality e amenità varie. Intanto, dibattito virtuale o no, la Tre non farà marcia indietro. “Il giudice ha confermato che il contratto è valido per cui riprenderemo il dialogo con la Eagle”, annuncia il direttore generale Ravera. “La Eagle ci ha venduto un prodotto dicendo di avere diritti e contenuti, pertanto noi siamo in buona fede – rincalza – ma anche se contrattualmente il film dovrebbe essere messo a disposizione dieci giorni dopo l’uscita, noi abbiamo la certezza che questo non toccherà il mondo delle sale cinematografiche”. Sarà vero?

Adele de Gennaro



23-12-05



 
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