Negli anni Sessanta la Nouvelle Vague introdusse la cinepresa a spalla, una rivoluzione che permetteva di catturare meglio la realtà. Oggi siamo arrivati alle immagini non perfette del telefonino che mira allo stesso scopo, mostrare cosa ci circonda. Ma se da una parte esisteva un manifesto che includeva un numero limitato di artisti, nei primi anni del terzo millennio tutti sono coinvolti nel mutamento tecnologico.
L’ambito mestiere del regista diventa alla portata di tutti. Ma la democratizzazione del mezzo significherà cancellazione della formazione? Più opportunità per tutti? Come viene visto questo nuovo creatore di narrazione dai registi di stampo classico? Queste sono alcune delle domande che sono nate durante la presentazione di Play the Lab, laboratorio creativo, promosso da Nokia, che coinvolge registi, artisti e studiosi per analizzare le nuove forme di espressione consentite dai telefonini multimediali di ultima generazione.
Si organizzeranno contest creativi per pubblicitari, workshop e iniziative legate all’arte. Testimonial e capitani di due giurie d’eccezione i registi Terry Gilliam e Wim Wenders. Sessanta tra i più affermati creativi e registi pubblicitari italiani hanno realizzato corti di 60 secondi ciascuno con il Nokia N90. Gilliam valuterà gli short-movie dei creativi e Wenders i lavori dei pubblicitari. In giuria saranno presenti anche Valeria Golino, Ricky Tognazzi, Caroline Goodall, Massimo Canevacci, Luigi Musini, Nick Vivarelli e Nicola Pecorini.
I cinque vincitori vedranno proiettati i propri prodotti dal 6 gennaio al 15 febbraio in 750 sale cinematografiche di tutta Italia. Quindi si prevede anche l’organizzazione di tre workshop, il 10 gennaio a Milano, il 18 a Roma e a fine gennaio a Napoli. Parteciperanno sociologi, antropologi, semiologi, studiosi di media e famosi esponenti del mondo del cinema. Ad essersi subito misurati con il nuovo strumento “cinematografico”, con i suoi pregi e difetti, i nostri Giuseppe Piccioni, Vincenzo Marra e Roberta Torre che per l’occasione hanno realizzato con il Nokia N90 tre corti d’autore che possono essere visionati sul sito www.playthelab.it.
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Cosa pensano del telefonino come mezzo d’approccio al cinema i registi de I fratelli Grimm e di Non bussare alla mia porta? “Questo, e altri strumenti, permettono di sviluppare il nostro cervello. La tecnologia è una conseguenza della nascita dei libri, della stampa e della fotografia. E’ un passo naturale. In passato i film li facevano i registi, oggi anche il consumatore diventa creatore - afferma Wenders –. L’immagine aveva una connotazione sacrale che si sta smarrendo, diventando sempre più terrena. Sta cambiando il nostro approccio all’immagine. Ora si diffonde questa libertà di raccontare che prima era riservata a un’élite. Mi piace questo strumento perché sprigionerà la voglia di inventare. Non so che impatto avrà sulla nostra professione. Dico solo che noi registi non pensavamo che i videoclip potessero cambiare il modo di fare cinema, invece l’hanno fatto”.
Di diverso parere l’ex Monty Python Gilliam: “Sono sempre stato contrario alla tecnologia, ho sempre cercato di sfuggirla per isolarmi. Perché sono convinto che la solitudine aiuti la creatività. La creatività non è di massa, è da outsider, ma la gente evidentemente non vuole esserlo. Sentirsi outsider suona male, però il cinema nasce proprio in questo contesto. E poi con il telefonino avanzato a portata di tutti non avremo più bisogno di scuole? Sarà sufficiente uno strumento sempre più piccolo che invade pochissimo la realtà per diventare registi?” A condividere la tesi di Gilliam è anche Ricky Tognazzi: “Per realizzare dei conti occorre la qualità della sintesi, la sintesi si acquisisce con il tempo. E poi per fare un film di un certo tipo non basta l’immediatezza del mezzo, ma il pensiero dell’uomo”.