Non succedeva dal 1959, quando Charlton Heston e Hugh Griffith vennero premiati rispettivamente come attore protagonista e non-protagonista per la loro interpretazione nel film Ben Hur. Ci sono voluti 45 anni per vedere premiati di nuovo con l’Oscar due attori per lo stesso film, Mystic River.
Nonostante l’ingordo Signore degli Anelli abbia fatto incetta di statuette all’edizione degli Oscar 2004, Sean Penn e Tim Robbins hanno avuto la meglio sugli accreditati rivali in lizza per la statuetta e hanno bissato il riconoscimento ottenuto ai Golden Globe.
Forse non è un caso se entrambi hanno ringraziato dal palco proprio lui, Clint Eastwood, ex pistolero-ispettore che quegli occhi di ghiaccio, ad un certo punto della sua carriera, ha pensato bene di usarli per dirigere la macchina da presa piuttosto che per impietrire fuorilegge. Eastwood è oggi uno dei pochi registi in grado di sondare i segreti dell’animo maschile con la freddezza e la precisione di un entomologo. Infatti, tra le maglie di un’amicizia d’infanzia segnata da un tragico evento (il film è tratto dal romanzo "La morte non dimentica" di Dennis Lehane), Penn e Robbins disegnano sullo schermo due personaggi opposti nello stile di recitazione e nella sostanza dei caratteri. Tim Robbins recita per sottrazione e interpreta Dave, adulto inchiodato all’infanzia da una ferita insanabile, personaggio introverso e ripiegato su se stesso, dal passo sempre incerto, gli occhi bassi e i silenzi assordanti. Sean Penn recita sopra le righe e interpreta Jimmy, estroverso e sbruffone, violento nei gesti e nelle parole: quando perde la figlia non esita a farsi giustizia da solo.
Entrambi perfetti Penn e Robbins, perché le loro imperfezioni di attori sono sanate da personaggi imperfetti, tagliati su misura da un regista d’eccezione, che ha saputo preparare e mettere in scena in modo che ognuno potesse dare il meglio. Forse ci voleva proprio Eastwood per convincere finalmente i votanti dell’Academy Award ad asseganre per la prima volta la statuetta ai due attori americani (Penn era alla sua quarta candidatura come attore protagonista e Robbins alla seconda come non-protagonista).
E in questo concerto d’attori (non si dimentichi anche l’ottima interpretazione di Kevin Bacon, il terzo amico d’infanzia) divampa un film senza speranza e pieno di dolore, inconciliante e torbido come il fiume “mistico” che nasconde i segreti dell’animo umano.