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    Matteo Garrone  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


Sin City

"La materia da cui sono partito per girare Gomorra era così potente visivamente che mi sono limitato a riprenderla con estrema semplicità, come se fossi uno spettatore capitato lì per caso. Mi sembrava questo il modo più efficace per restituire l'esperienza emotiva che ho provato durante tutto il percorso della lavorazione del film." Matteo Garrone è molto modesto quando parla del suo adattamento del libro di Roberto Saviano.
Gomorra è in realtà un capolavoro: un pugno nello stomaco dove tra atmosfere alla Blade Runner e situazioni di disordinata disperazione quotidiana, il regista dà vita ad un atto di accusa postmoderno contro il 'sistema' camorristico e la civiltà del sopruso e del malaffare andata a costituirsi in Campania. Potere, soldi e sangue. Questi sono i "valori" con i quali gli abitanti della provincia di Napoli e Caserta, devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i più fortunati possono pensare di condurre una vita "normale". Cinque vicende s'intrecciano in questo paesaggio violento, un mondo spietato, apparentemente lontano dalla realtà, ma ben radicato nella nostra terra. Don Ciro è il sottomarino. Paga le famiglie dei detenuti affiliati al suo clan, che comanda incontrastato il territorio. Scaltro, discreto, svolge il suo compito senza mai immischiarsi. Ma quando questo potere si sfalda non sa più da chi deve prendere ordini e deve pensare alla propria sopravvivenza.  Totò ha tredici anni e non vede l'ora di diventare grande. Così, gradino dopo gradino,  fa il suo apprendistato nella scuola della vita, finché un giorno si trova a dover prendere una decisione, una scelta dalla quale non potrà tornare indietro.Marco e Ciro credono di vivere in un film di Brian de Palma, ma sono solo due cani sciolti che con le loro bravate disturbano la routine degli affari del "sistema". Roberto si è laureato e ha voglia di lavorare. Franco gli offre una grande opportunità,  un lavoro sicuro e con grandi prospettive di guadagno: un lavoro nel campo dei rifiuti tossici. Un lavoro troppo scomodo per la coscienza di Roberto. Pasquale è un sarto eccellente che lavora grazie agli appalti delle case d'alta moda in una piccola fabbrica a nero. La concorrenza cinese gli propone di insegnare i segreti del mestiere ai suoi operai. Sedotto e gratificato dalla richiesta, accetta, compromettendo la propria vita. "Ogni personaggio ti porta dentro ad un mondo" continua Garrone "Seguendo questi personaggi sono entrato dentro varie realtà, sorprendendomi. Tutto sta sempre là: nel riuscire a sorprendersi. Io ho voluto che la mia regia fosse 'invisibile'. Per usare il linguaggio più semplice e girando il film come se io stesso fossi uno spettatore capitato lì per caso."

Perché?
Volevo annullarmi per potere ricreare nello spettatore la stessa esperienza motiva che ho vissuto io facendo questo viaggio. Ho cercato di ricreare quelle emozioni che mi avevano toccato...per non dire 'sconvolto'.

C'è una grande aspettativa nei suoi confronti e nei quelli dell'adattamento del libro di Saviano...
Sono ancora troppo all'interno del film per essere oggettivo. Sono sempre stato sereno nel lavoro, perché ho sin dall'inizio nutrito la certezza che Gomorra sarebbe stato un film in grado di rispecchiarmi. Non ho fatto alcun compromesso e riconosco in pieno il lavoro che ho fatto. E' un film che ha un peso specifico oggettivo.

Lei ha definito Gomorra come "un film di guerra"...
Lo è in parte. Alcuni episodi e certi momenti ricordano un po' i film di Rossellini anche se stavo girando determinate scene a sessant'anni di distanza. Tutto questo, poi, in un paese dove - in apparenza - domina la pace, mentre in realtà le dinamiche sono molto simili a quelle di tanti film di guerra che ho visto e che mi hanno molto colpito. C'è sicuramente una componente bellica e all'interno di Gomorra è evidente la presenza di un ingranaggio in grado di muovere e schiacciare le persone.

Anche Gomorra è un film profondamente radicato nella realtà, ma che assume una dimensione onirica e - in un certo senso - perfino di fantascienza...
Credo che il compito di ogni opera d'arte sia quella di interpretare la realtà senza fermarsi all'imitazione. Ovviamente bisogna trovare gli equilibri 'giusti', evitando il compiacimento, tentando di essere veri, senza essere verosimili o leali. Il film mi si chiarisce nella testa non appena inizio a vedere dei luoghi e a sviluppare un'idea figurativa sul come raccontarli. Per Gomorra avevo tanti riferimenti: il libro, Blade Runner, i documentari sugli animali, i reportage di guerra, ma - alla fine - le cose te le dimentichi e un film prende la sua strada. Le facce, la fisicità sono sicuramente centrali in questo film. Gli attori di teatro e cinema si sono mescolati con non attori presi sul posto: la cosa più importante, però, resta la fisicità.

In che rapporto sta il suo film con il libro?
Faccio un percorso opposto a quello di Saviano: parto dalla cronaca per raggiungere, poi, una dimensione più 'astratta'. Cerco di unire temi e luoghi in una rappresentazione della realtà. E' un po' come nel caso delle Vele: un posto spettrale alla Blade Runner in cui si compie la scissione di un clan camorristico e il collasso di un intero sistema di potere. E' questo che mi interessa. Non la cronaca, né la denuncia con i nomi e i cognomi. La mia responsabilità è quella dello sguardo con cui racconti. Il cinema è sguardo. La responsabilità sta non nelle informazioni che dai a parole, bensì nel modo e nello stile attraverso cui si sviluppa la narrazione.  

 

 

 

 


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Gomorra arriva quattro anni dopo Primo Amore: cosa è successo nel frattempo...
Primo Amore
è un film che mi ha molto segnato. Sono contento di averlo fatto, ma non è stato facile riprendermi. C'è voluto tempo per distaccarmi da un film che mi ha svuotato completamente. Tentavo di ripartire, ma inciampavo di continuo. Gomorra, invece, l'ho affrontato con grande entusiasmo, avendo la fortuna di avere alle spalle un libro importante e ricco di spunti. La realtà che ho conosciuto era talmente densa di spunti che, semmai, il problema era quello di riuscire a lavorare in sottrazione.

Qualcuno già parla di un possibile nuovo adattamento del romanzo in una serie televisiva...
Lo so, ma non sarò io, in quel caso, a dirigerlo. Il mio cinema è fatto alla ricerca di momenti 'unici'.
Il mio confronto con una storia è 'totale', ma anche 'unico'. Non potrei mai tornare indietro su quello che ho già fatto. I momenti che ho girato sono per me irripetibili e se sarà, toccherà a qualcun altro portare avanti un lavoro forse perfino in maniera più giusta di quanto avrei mai potuto fare io. Certo un lungometraggio di due ore e un quarto per una materia così vasta ha rappresentato una scommessa ancora più difficile di una serie di varie puntate da un'ora ciascuno. Noi abbiamo preferito fare delle scelte, cercando di cogliere l'anima o, almeno, un aspetto del libro. C'è spazio per esplorare anche altri punti di vista. Ma non sarò certamente io a farlo...






13-05-08

   
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