Mentre cerca di sabotare la centrale elettrica che è convinto gli stia bruciando il cervello, Jerry (Jack Black) si 'magnetizza', e finisce per cancellare involontariamente tutte le cassette del vecchio videoshop in cui lavora il suo migliore amico, Mike (Mos Def). Per non deludere i pochi clienti, Jerry e Mike decidono di girare un remake di uno dei film cancellati, nel cortile di Jerry. Con loro grande sorpresa, quella singolare versione del film è un successo.
Ben presto, prima Mike e Jerry poi anche gli amici del quartiere si ritroveranno impegnati a tempo pieno a girare nuove versioni dei film più amati, da Ghostbusters a King Kong, dando nuovo impulso non soltanto agli affari del negozio, ma alla vita dell'intera comunità. Questa in sintesi la trama di Be Kind Rewind diretto dal talento visionario del regista francese, famoso per una lunga serie di geniali videoclip Michel Gondry che firma una commedia raffinata e sofisticata, ma anche esilarante dopo lo straordinario The Eternal Sunshine of the Spotless Mind - Se mi lasci ti cancello e il più ammanierato L'arte del sogno.
L'elemento, sicuramente, più divertente di Be Kind Rewind è stato dai piccoli remakes che i due amici girano con la videocamera. Da Ghostbusters a A spasso con Daisy fino a Rush Hour 2 e 2001 Odissea nello spazio, solo per citarne alcuni, la sua versione è semplicemente esilarante. Ha mai pensato a prendere in giro qualche film europeo? Sinceramente sì e avevo in mente un titolo ben preciso della nouvelle vague con loro che parlano in francese e i sottotitoli. Poi, però, alla fine non abbiamo potuto mantenere tutto e quello che abbiamo girato in più si vedrà nel Dvd. La scelta dei film che abbiamo voluto rifare è derivata da una selezione di titoli la cui preoccupazione principale era quella di 'evitare' ogni esibizionismo di saccenteria cinematografica. Quello che ci interessava era, soprattutto, che tutti avessero in mente il film che stavamo prendendo in giro. Io amo il cinema popolare e volevo che anche Be Kind Rewind fosse tale. Questo perché mi interessava raggiungere un pubblico il più ampio possibile. Non ho alcun interesse nel sembrare 'elitario'. In più non volevo nemmeno apparire come 'egoista' e come qualcuno che si preoccupa del suo amore per il cinema, escludendo, di fatto la maggior parte degli spettatori.
In più era una scelta dettata dalla storia... Esattamente! Il negozio di videocassette al centro della trama non è uno di quelli che le persone sceglierebbero per andare a noleggiare film indipendenti di alto profilo o titoli classici per palati raffinati. Il cinema che viene rappresentato e preso in giro è quello che i due protagonisti conoscono. In questo senso un modo per aumentare al massimo il risultato comico per gli spettatori era quello di parodiare film che la maggior parte del pubblico ha visto e amato.
In qualche maniera il ruolo di Jack Black ha qualcosa in comune con quello che lui stesso ha interpretato diretto da un altro importante regista europeo: Alta fedeltà... Nel film di Stephen Frears, però, Jack era una sorta di spalla per quello che faceva John Cusack. Qui, invece, è il protagonista e nonostante le similitudini tutto risulta in maniera originale. In più credo che le differenze siano talmente significative che la cosa in sé non rappresenti affatto un problema. Del resto anche quando ho scelto Kate Winslet per Eternal Sunshine, l'avevo vista diretta in un'altra storia d'amore insolita come Hideous Kinki di Jane Campion.
Parliamo di Mia Farrow... Credo che negli ultimi film di Woody Allen sia stata un po' sottoutilizzata rispetto alle sue possibilità di attrice straordinaria qual è. Per me lei resta sempre quella di Rosemary's Baby ed è un'inteprete semplicemente fantastica. Tutto il suo impegno sociale, tutto quello che lei sta facendo per il Darfour è qualcosa che porta sempre con sé.
Come ha scelto gli altri attori? Una cosa che mi interessava molto è che tutti gli interpreti portassero con sé qualcosa di personale, invisibile, ma palpabile. E questo qualcosa doveva avere a che fare con l'altruismo nei confronti delle comunità. Jack Black, ad esempio, si impegna molto per associazioni di bambini con una grandissima generosità. Mos Def e Danny Glover sono due attivisti per i diritti delle comunità nere e questo elemento per me era importantissimo in un film volto a celebrare la forza della comunità rispetto all'individualismo dominante la nostra società. Sinceramente non mi interessava avere a che fare con dei mercenari, bensì con degli interpreti che portassero con sé una generosità propria in dono ai loro personaggi.
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Lei ha evitato quasi tutti i cosiddetti 'in jokes' ovvero delle citazioni legate ai personaggi interpretati dagli stessi attori del suo film... Ne ho lasciati solo un paio: la presenza di Sigourney Weaver come responsabile dell'antipirateria e Jack Black che fa la parodia del King Kong. Non volevo esagerare, perché il rischio è che risultassero troppo distraenti per gli spettatori. Non mi piace un cinema che sia troppo consapevole di se stesso e non credo che sia giusto rendere il pubblico troppo cosciente di stare guardando un film in sala. Penso che il cinema sia fatto per perdersi all'interno delle immagini di una storia e che la razionalità debba avere necessariamente meno spazio rispetto all'incoscienza e all'inconsapevolezza.
Qual è la sua sfida personale, oggi? Continuare ad esplorare la creatività in maniera, però, più sofisticata rispetto a quello che ho fatto fino ad oggi. Non voglio, però, diventare il 'trucchetto di me stesso', continuando a riproporre vecchi stilemi di quello che ho fatto fino ad oggi. Desidero essere innovativo e pur continuando a mantenere il mio stile all'interno del mio universo immaginario, intendo trovare delle vie di fuga da me stesso e dal mio cinema, saltando su idee e progetti completamente nuovi. Credo che, ogni tanto, sia importante e salutare mollare quello che si è fatto fino ad un certo momento e iniziare qualcosa di nuovo.
Come si confronta, però, con le aspettative da parte del pubblico? Beh, quelle ci sono, ma io credo che per un artista sia importante creare film diversi tra loro e disinteressarsi dal fatto che la gente faccia sempre paragoni con il passato. Forse sono condannato ai paragoni con i miei lavori precedenti, ma non mi preoccupo, poi, troppo: quando lavoravo soprattutto nel mondo dei videoclip la gente mi conosceva principalmente per quello che avevo fatto con Bjork. Poi, però, insistendo le stesse persone se sono dimenticate e mi hanno seguito nelle mie scelte artistiche successive. L'importante è andare avanti in maniera coerente con il proprio lavoro.