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    Paolo Buonvino  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


Qualcosa è cambiato

Tre colonne sonore particolarmente importanti e riuscite hanno segnato gli ultimi dodici mesi per Paolo Buonvino, il musicista siciliano che ha vinto il David di Donatello per la colonna sonora di Caos calmo. Oltre alle musiche del film con Nanni Moretti, Buonvino ha composto anche le musiche per Cemento armato di Marco Martani e per I Viceré di Roberto Faenza. "Sono stato molto fortunato.

Ho lavorato a tre film, uno più bello dell'altro." dice Buonvino "Anche se non tutti hanno avuto successo posso dirmi molto soddisfatto, perché mi hanno dato l'opportunità di fare una musica sempre diversa e di potere cambiare. Sono passato dall'elettronica al rock e con Cemento armato mi sono confrontato con il Noir, un cinema di genere che professionalmente non ho mai frequentato troppo spesso. Ho cambiato continuamente tavolozza di colori, spero, rimanendo fedele a me stesso."

Che effetto fa vincere il David di Donatello per la colonna sonora di un film come Caos calmo?
Un effetto molto bello, perché avere l'approvazione di così tante persone fa sempre molto piacere. Era la mia settima nomination e, quindi, questo premio non è una cosa arrivata improvvisamente e mi fa piacere che mi sia stato conferito per questo film. Caos calmo è un film che ho sentito molto come argomentazione e come storia. Mi piace quello che viene raccontato e, quindi, mi interessava che anche la musica fosse in grado di dire qualcosa. Lavorare a qualcosa che si condivide in pieno è sicuramente più interessante e coinvolgente. E' un film che mi è entrato subito dentro.

Qual è stato il suo rapporto con Nanni Moretti?
Ci siamo incontrati più volte in fase di montaggio e di mix. E' stato un rapporto molto buono, perché lui ha espresso delle idee riguardo a delle musiche e io ho commentato esprimendo le mie convinzioni. E' stato un incontro fatto di simpatia e di stima reciproca, immediate. Non abbiamo mai avuto contrasti. E' andato tutto molto liscio con lui e con il regista Antonello Grimaldi. Abbiamo instaurato immediatamente un rapporto di grande sintonia.

E adesso?
Ho da poco terminato la serie televisiva, Il commissario Manara diretta da Davide Marengo. Adesso lavorerò a Italians di Giovanni Veronesi. Poi ho progetti anche per il resto dell'anno, ma preferisco annunciarli in seguito. Adesso sto facendo una serie di incontri in diverse università italiane sul tema della funzione della musica nel cinema e nella vita. La capacità che questa arte ha di fare entrare lo spettatore nello spirito di una narrazione, in un umore piuttosto che in un altro. Tento di esplorare la potenza e la forza che ha la musica. Andare in giro a raccontare quello che faccio e adoro avere uno scambio con il pubblico.

Lei è anche Direttore Artistico del Teatro Massimo di Catania per quello che riguarda il cartellone del Teatro dell'innovazione...
E' vero: per il 2009 sono previste in anteprima mondiale due opere composte rispettivamente da Franco Battiato e Michael Nyman. I concerti e i balletti sono tutti di musica contemporanea con  commistioni con l'etnica, il rock e il pop. L'intenzione è quella di dare vita ad uno spazio di grande sperimentazione.

A proposito di Battiato come è il suo rapporto con lui?
Ottimo come in passato. Anche se io vivo a Roma e lui in Sicilia siamo legati dallo stesso tipo di ricerca non solo musicale. Un qualcosa che ci accomuna.

Cosa è cambiato in questi primi dieci anni di grande lavoro?
Oggi l'esperienza accomulata, mi permette di affrontare la vita e il lavoro in maniera più competente.
Anche se credo che l'arma migliore non sia tanto la competenza quanto, piuttosto, la passionalità riguardo il lavoro. Un tesoro che devo difendere. Avendo molte richieste, infatti, non desidero accettare tutto per non diluire le potenzialità di questa passione. Dieci anni fa non avevo il problema della scelta. Il lavoro era poco e facevo tutto. Oggi, invece, posso scegliere i progetti evitando che la mia musica diventi un mestiere e facendo in modo, invece, che resti soprattutto una grande passione. Ho più esperienza e mi difendo, quindi, meglio scegliendo i lavori e non accettandone di più di quelli che realmente posso affrontare.  

Qualche disillusione?
Prima di iniziare a lavorare in questo campo ero convinto che avrei raggiunto la felicità tramite il lavoro. Invece, già nei primi anni della mia carriera mi sono accorto che le cose stavano diversamente. La felicità dipende da tante cose e il lavoro è solo una parte dell'equazione. La carriera non è la felicità. Caos calmo parla proprio di questo: ovvero di come si può dedicare del tempo alla quotidianità e alla semplicità per raggiungere la gioia. La felicità è altro.

Qualche lezione imparata?
Ho imparato che la disillusione è colpa dell'illusione. Certe cose non ha senso nemmeno immaginarle. Ho imparato a non illudermi troppo in alcuni rapporti. Da qui non intendo demonizzare il mondo del cinema in cui vivo: è un mondo a rischio come tanti altri. Non illudersi che solo la carriera ti porti la felicità è già di per sé una buona forma di difesa.


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Qual è la sua sfida oggi?
Migliorare la qualità del mio lavoro sia dal punto di vista dell'emozione che della costruzione. Al tempo stesso, però, intendo migliorare anche la qualità della mia vita che è in relazione con il lavoro stesso. La qualità è il mio obiettivo. Lo è sempre stata, ma credo che sia importante non perderla mai di vista, soprattutto adesso.  




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