San Pietroburgo, 1860. Un attentato provoca la morte di un membro della famiglia imperiale.
Pochi giorni dopo lo scrittore Fjodor Mikhajlovic Dostojevskij incontra Gusiev, un giovane che è
ricoverato in un ospedale psichiatrico. Gusiev confessa di aver fatto parte del gruppo terroristico e
rivela che i suoi compagni stanno preparando un piano per eliminare un altro parente dello Zar.
Il giovane gli rivela anche l’indirizzo di Aleksandra, il loro capo.
Dostojevskij deve trovarla e convincerla a fermare questo nuovo atto terroristico. Lo scrittore è sconvolto. Sta vivendo giorni terribili, pressato dai creditori, dall’imminente scadenza del termine di consegna di un nuovo libro, dai frequenti attacchi di epilessia. Di giorno, con l’aiuto di una giovane stenografa, Anna Grigorjevna, detta “Il giocatore”. Di notte continua l’affannosa ricerca del gruppo terroristico.
Questa la trama de I demoni di San Pietroburgo che Giuliano Montaldo ha tratto da un'idea di Andrei Konchalovski. Ad intepretare Anna c'è Carolina Crescentini che lo scorso 18 aprile, giorno del suo compleanno, ha vissuto la sua prima serata come 'nominata' al Premio come migliore attrice non protagonista per il film Parlami d'Amore di Silvio Muccino.
Cosa è cambiato dopo la Nomination al David?
Nulla se non il fatto che io sono felicissima e ho scoperto che ci sono delle persone che fanno il tifo per me. Questo mi motiva a fare sempre di più. E' stata la cosa più bella che mi potesse succedere ottenere un riconoscimento così importante e finire insieme ad altre quattro attrici di così grande talento. Me la sono goduta tutta, perché avere una nomination dopo soli quattro film rappresenta un sogno.
Cosa significa recitare in un film in costume?
Assorbire una dimensione dinamica del tuo personaggio che, così, risulta costruito già almeno al trenta per cento. La tua recitazione, infatti, assume già una postura particolare a causa dell'abito. Il che, per una come me che è decisamente moderna, significa stare molto attenta. Al centro sperimentale Piero Tosi mi ha insegnato a indossare e recitare con l'abito e il bustino. Il costume cambia tutto: senti una resistenza dei tessuti che innesca un certo tipo di reazione emotiva.
Obbliga anche ad un certo tipo di femminilità?
Sicuramente. Anna e Fiodor si innamorano pian piano e gli abiti che lei indossa profilano un atteggiamento diverso nei confronti dello scrittore amato. L'obbligo è soprattutto verso una certa compostezza.
Cosa significa lavorare con un maestro come Montaldo?
Il suo cinema mi rappresenta molto. Io ho studiato recitazione grazie a film come quelli di Elio Petri e di Montaldo. Questo è un cinema delle responsabilità che mi ha convinto a studiare recitazione mentre ero all'Università. E' il cinema che ha rotto la bolla di sapone borghese intorno a me. Questo cinema mi ha fatto capire tante cose. In più Giuliano Montaldo sul set ha creato un'atmosfera quasi poetica, ma anche di grandissima professionalità. Sul set anche se lavoravamo dieci ore di seguito sentivi di potere andare sempre avanti, perché non eri mai stanca. Grazie a lui e alla sua squadra ho imparato tantissime cose. Anche grazie ad Arnaldo Catinari, il direttore della fotografia che ho rincontrato anche sul set di Parlami d'amore. E' un artista che ama molto lavorare con gli attori e per me è stato un grande onore.
Che peso ha la serie televisiva Boris nella sua carriera?
E' un'esperienza divertentissima e importante. Rappresenta la mia comicità e il mio modo di scherzare. E' anche una critica alla nostra televisione fatta con il sorriso sulle labbra. Ci sono cose che, infatti, puoi dire solo sorridendo. Boris mi rappresenta molto e il suo successo mi rende felice, perché la gente ha voglia di ridere in maniera intelligente e mai volgare o banale.
Quanta responsabilità ha nei confronti del suo lavoro?
Tanta, tantissima. Quello che facciamo resta per sempre immortalato e il nostro lavoro è impegnarci con tutta l'anima e il cuore nel dare il meglio di noi stesse. Io metto la massima dedizione in quello che faccio. Amo molto il mio lavoro e avverto una grande responsabilità. Mi conosco: se, alla fine, dovessi accorgermi di avere fatto una scemenza passerei mesi e mesi a 'autofustigarmi'. Io vengo dal Centro Sperimentale. Faccio quello che amo e in cui credo. Oggi rispetto ad una volta gli attori vengono da esperienze di studio e di lavoro molto forti. Non come in passato quando molta gente al cinema veniva dal mondo della notorietà e non della preparazione.
Quale qualità si riconosce?
Sono una testarda e so che bisogna sempre insistere nel fare meglio.