Dopo Senza destino il cineasta ungherese Lajos Koltaj torna alla regia con Un amore senza tempo che propone un cast femminile 'impressionante': da Meryl Streep a Vanessa Redgrave, da Claire Danes a Glenn Close. Tratto da Evening, romanzo di Susan Minot che lo ha adattato per il grande schermo con la collaborazione dell’autore premiato con il Pulitzer, Michael Cunningham (The Hours), il film racconta l’amore senza fine tra una madre e le due figlie.
Un amore senza tempo ripercorre, infatti, l’intera vita della madre a cominciare dagli anni della gioventù, pieni di ottimismo e spensieratezza, passando per l’età adulta. Due coppie di madri e figlie nella vita reale – Vanessa Redgrave e Natasha Richardson, e Meryl Streep e Mamie Gummer – interpretano rispettivamente, una madre e sua figlia e la migliore amica della madre in diverse fasi della sua vita. Travolta dalla potenza dei ricordi, Ann Lord (Vanessa Redgrave) rivela alle figlie - Constance (Natasha Richardson), madre e moglie soddisfatta e Nina (Toni Collette), una single irrequieta - un segreto tenuto nascosto per tanto tempo.
Le due donne sono al capezzale della madre quando la sentono pronunciare ad alta voce il nome dell’uomo che ha amato più di ogni altro nella sua vita. Ma chi è questo “Harris,” si chiedono le figlie e che cosa è stato per la loro madre? E mentre Constance e Nina tentano di fare un bilancio della vita di Ann e della loro, la madre viene accudita da un’infermiera notturna (Eileen Atkins) che segue il viaggio nella memoria dell’anziana donna, che la riporterà con la mente ad un fine settimana di circa cinquanta anni prima quando si chiamava ancora Ann Grant (Claire Danes) ed era una ragazza di New York che si reca a Newport per fare da damigella d’onore alla sua più cara amica del college, Lila Wittenborn (Gummer) in occasione delle sue nozze.
Cosa l'attirava di questa storia?
Dopo Fateless - Senza destino tutti mi chiedevano quale sarebbe potuto essere il mio prossimo passo. Un film così forte richiedeva un secondo lavoro altrettanto interessante e 'intenso'. In realtà non ne avevo alcuna idea fino a quando non sono stato contattato dalla produzione americana di Un amore senza tempo e mi è stato offerto di dirigere questa storia. La lettura della sceneggiatura è stata un vero dono del cielo perché toccava argomenti che riguardano tutti noi: il bisogno di sicurezza; la ricerca dell'amore, e in che modo le decisioni che prendiamo resteranno con noi per il resto della nostra vita e condizioneranno anche le vite dei nostri figli. E nel momento in cui i nostri figli si faranno strada nel mondo, sapranno quali sono stati i momenti decisivi nella nostra esistenza? E impareranno da ciò che abbiamo o non abbiamo fatto? Così ho fatto una conference call con sei persone e ho raccontato quale era la mia idea della storia e quale film volevo fare. Del resto la sceneggiatura di Cunningham mi aveva molto colpito e io sentivo fortemente il bisogno di andare avanti nel raccontare una storia di esseri umani laddove altri registi, invece, avevano preferito fermarsi. Fortunatamente ho convinto i miei interlocutori e, alla fine, ho potuto dirigere questo film.
Una storia americana molto lontana dalla sua vita...
E' vero, anche se i temi alla base del film sono, come dicevo, assolutamente universali. E' in quelli che mi sono riconosciuto e che mi hanno fortemente interessato.
Il film segna anche un viaggio nel passato...
Negli anni '50, Ann Grant ha vissuto un suo momento speciale ed è un qualcosa che resterà con lei per sempre, anche se con gli anni le prospettive e le cose sono cambiate decisamente in meglio sia per lei sia per le sue figlie. Il mondo che Ann ricorda è un posto fantastico, assolutamente piacevole fatto di amici, damigelle d'onore, smoking, corone di fiori, bicchieri da whisky, sole splendente, acqua di mare e tanta gioventù. I suoi ultimi giorni di vita si intrecciano con quelli del suo passato felice e alla fine riesce a scendere a patti con entrambi i mondi, il che conferisce nuova forza ed energia alle figlie e al loro rapporto.
In un certo senso il film evidenzia anche come, talora, sia importante 'sopravvivere' ai ricordi...
Proprio per questo motivo ho voluto evitare di dovere fare un film fondato sui flashback. Io volevo essere libero, avvalendomi della libertà personale della protagonista. Volevo seguire i suoi ricordi senza flashback. Mi interessava uscire ed entrare dalla sua memoria. Sin dall'inizio volevo essere chiaro con il pubblico riguardo a quale tipo di film avrebbe visto, stabilendo, in un certo senso il linguaggio e il tono della narrazione.