"L'amore non basta è stato il primo film che ho girato dopo L'amore ai tempi del colera. Ed è stato bello potere tornare in Italia con un progetto molto diverso. Erano, infatti, passati alcuni mesi dal lavoro con Mike Newell e recitare in una produzione piccola a basso budget è stato importante per me." spiega Giovanna Mezzogiorno "Non è una scelta stilistica. Io interpreto le storie che mi piacciono."
Scritto da Rocco Papaleo insieme al regista Stefano Chiantini, il film che la Mezzogiorno ha girato a L'Aquila insieme ad Alessandro Tiberi, Alessandro Haber e Marit Nissen racconta la storia di Martina un’assistente di volo che, per caso, durante un turno di lavoro, si imbatte in Angelo. Uno scambio di sguardi tra il passeggero e la hostess e un diario dimenticato sembrano il preludio per la nascita di una storia d’amore.
Angelo, infatti, ha lasciato il suo diario sull’aereo e Martina, una volta scoperto che il ragazzo è del suo stesso paese, decide di riconsegnarlo personalmente al giovane. Pian piano però Martina, attraverso la lettura del diario, si appropria della vita di Angelo e decide di posticiparne la consegna per vivere ancora le emozioni che quelle pagine le regalano.
Il titolo sembra lanciare, di per sé, un messaggio...
E' una frase che dice il mio personaggio: "L'amore non basta" e io sono d'accordo con questa tesi. Bisogna tentare di difendere strenuamente l'amore, e di non lasciare che finisca così 'facilmente'. Il passato ha un valore importante. Va difeso, protetto tentando di tutto. Poi, però, l'amore per un'altra persona non è sufficiente di per sé. Ci vuole qualcos'altro che non prescinda dalla realizzazione personale. Io stessa nei miei amori sono stata spesso molto infelice a causa della possessività e della frustrazione. Amore non è sinonimo di felicità, né tantomeno di equilibrio e rispetto dell'altro. Oggi le coppie sono messe molto sotto pressione per mille motivi. Mi piace che questo film mantenga una leggerezza di fondo che pur non facendolo scendere nel dettaglio e nelle contingenze, esplori la difficoltà di comunicazione. Oggi l'amore diventa molto faticoso per i ventenni e i trentenni che non riescono a realizzare i propri sogni. Bisogna lottare, essere forti. Soprattutto in momenti come la fine di una storia che sono più tristi e dolorosi anche della fine stessa.
Quanto conta la diversità nelle sue scelte?
Molto. E' importante potere passare da un kolossal come L'Amore ai tempi del colera ad un film come questo. Avevo voglia di tornare alle cose che mi sono care e che mi piacciono. Film diversi che voglio continuare a fare e in cui desidero dare il massimo. Grandi storie e grandi produzioni non rendono più complicato il lavoro.
In che senso?
Interpretare la normalità non è mai facile, perché si rischia spesso di cadere nello stereotipo e nel cliché. E' molto difficile e, quindi, per me ogni personaggio che interpreto richiede un grande lavoro. Anche i ruoli più normali, infatti, spesso nascondono delle insidie per un attore che non tenendone conto potrebbe renderli in maniera non adeguata oppure perfino semplicistica. Ripeto: scelgo i miei lavori non in base alla produzione, bensì in virtù del regista e della storia che questo vuole raccontare. L'amore non basta è un film differente da quelli che si vedono in giro, spesso, così romanticamente convenzionali. E' un altro punto di vista rispetto alla visione che, oggi, la cinematografia italiana ha dell'amore ed è un film che si prende la responsabilità di essere diverso e a tutti noi che abbiamo seguito il regista in questa avventura, è una cosa che va molto bene. Ed è in personaggi così che un'attrice porta qualcosa di sé evitando di essere 'pigra', interpretando semplicemente sé stessa. Bisogna faticare. Io non ho mai fatto un film senza una buona dose di fatica, perché prendo molto sul serio il mio lavoro.