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    George Clooney  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


La regola del gioco

"Questo film ha avuto una gestazione molto lunga." Spiega George Clooney "Un anno dopo Good Night, and Good Luck e Syriana, ho iniziato a rileggere una vecchia versione della sceneggiatura che mi sembrava particolarmente interessante e riuscita. Così ho deciso che era arrivato il momento di lavorarci di nuovo sopra." Dopo di ché Clooney e il suo amico di sempre Grant Henslow hanno dato vita a questo progetto in cui l'attore interpreta il capitano di una squadra di football professionistico del 1922 quando questo sport aveva ancora un aspetto un po' 'scalcinato' e ruspante.

Dirigendo se stesso, Renée Zellweger, John Kraskinski e Jonathan Pryce, l'attore ha dato vita alla commedia romantica In amore niente regole in cui la passione per lo sport e per una donna si intrecciano in un film dai toni fortemente comici e molto differenti rispetto al cinema del passato realizzato da Clooney in veste di regista.

In amore niente regole è molto diverso dai suoi film precedenti...
Ho scelto di raccontare una storia differente alle altre che ho scelto in passato, ma che mi appassionava ugualmente. Per me la cosa più importante è lavorare come produttore e regista a film in cui credo e non arrivare ad ottanta anni vergognandomi di guardare indietro a pellicole che ho realizzato nel corso del tempo. Cerco film e progetti diversi tra loro. Il prossimo potrebbe essere un qualcosa intitolato Farragut North, ma se ne parlerà, comunque, non prima del 2009. Del resto è dal 1998 che pensavamo io e Steven Soderbergh di volere realizzare questa storia. Oggi ho 46 anni e - in un certo senso - era la mia ultima opportunità per interpretarla anche come attore.

Cosa l'affascinava di In amore niente regole oltre all'elemento sportivo?
Sono un grande fan dello sport, ma qui si trattata di altro. Ho immaginato questa storia come quella di qualcuno che si attacca disperatamente a qualcosa appartenente ad un passato distante. In più mi divertiva molto l'elemento della commedia fisica che mi fa sempre molto ridere...

In questo film lei dirige ancora una volta se stesso, ma in un ruolo ancora più 'esteso' rispetto ai precedenti...
Dodge è un personaggio che ho sentito affine alla mia personalità, che sapevo esattamente come interpretare. In Good Night, and Good Luck  avevo scritto la parte di Murrow per poterla interpretare io stesso.  Poi, quando ho riletto la storia in veste di regista,  ho notato che Murrow è un personaggio piuttosto malinconico, che sembra avere un peso dentro di sé, anche quando ride'.  Non mi sentivo adatto a interpretare un ruolo simile, non mi appartiene. Quel tipo di atteggiamento non si può recitare, è qualcosa che bisogna possedere. Mi sono reso conto che non lo avrei reso credibile, quindi ho pensato a  David Strathairn, che infatti si è rivelato perfetto in quella parte. Nel caso di Dodge, invece, mi sono totalmente identificato.

Questo film è ambientato negli anni Venti. Di lì a poco il cinema hollywoodiano sarebbe entrato nella sua età dell'oro. Qualche citazione?
Molte. Credo di essere stato fortemente influenzato per questo film da Howard Hawks e Preston Sturges. Più che di omaggi parlerei di veri e propri 'furti' cinematografici. Credo che il film che avevo sempre in mente durante le riprese fosse Molta brigata vita beata di George Stevens. Una pellicola del 1943.

Una scena molto divertente è quella della mucca che guarda stupita sia i giocatori di football che il pubblico...
Ci siamo quasi ammazzati per girarla. Abbiamo dovuto girarla quattro volte per persuadere la mucca a comportarsi come speravamo...

Ad una terza esperienza come regista cosa pensa di questo lavoro?
Quello che fai come attore dipende molto da quello che il regista e lo sceneggiatore vogliono ottenere da te . Ci sono scene che solo chi sta dietro alla macchina da presa può realmente capire e che, poi, sorprendono anche te che le interpretavi.  

Questo film, in parte, è anche una riflessione sulla notoriertà: cosa pensa del successo, oggi?
E' da quando sono nato che giro intorno a persone famose come mio padre e come mia zia. La realtà è che non basta il talento. Ci vuole anche molta fortuna. Puoi avere genio e talento, puoi lavorare duro, ma devi anche essere fortunato. Come sono diventato famoso io? Perché E.R., lo show dove recitavo, è stato trasmesso il giovedì sera in seconda serata. E' stato un successo pazzesco e così ho potuto fare i film che volevo. Se così non fosse stato, però, non credo che sarei qui a parlare con lei e continuerei a fare altro. Devi capitalizzare, ovviamente, la tua fortuna, ma questa conta tantissimo. Quando capisci che il tuo lavoro dipende da questo non dai nulla per scontato e vai avanti per la tua strada. Credo, inoltre, che più si invecchia, più si possa partecipare attivamente in altre settori della società, concentrandoti su altro.


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Parliamo di Barack Obama...
Mi piace molto come persona e come politico: è un uomo intelligente ed è l'unico del gruppo dei democratici che ha avuto il coraggio, nel 2003, di scrivere quanto fosse stupida la guerra in cui stiamo stati, poi, trascinati. E' stato molto coraggioso ed è un uomo di grande carisma. Se siete mai stati in una stanza con una rockstar, vi accorgerete che la sensazione di stare nello stesso posto con lui è molto peculiare. Ti porta via il respiro. Mi piacerebbe molto che fosse il prossimo Presidente degli Stati Uniti e sono convinto che ce la possa fare. Ovviamente tifo per i democratici, mi piace anche Hilary e anche se non parlo di corruzione per quello che riguarda la Casa Bianca, sono certo che si possa dire che se Al Gore fosse stato Presidente nulla di tutto quello che abbiamo vissuto sarebbe accaduto. Adesso è arrivato il momento di riportare le cose nella loro giusta direzione.   






11-04-08

   
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