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    Valerio Mastandrea  di Marco Spagnoli       Le altre interviste


L'uomo dell'anno

Protagonista di Non pensarci di Gianni Zanasi insieme a Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Paolo Briguglia e Caterina Murino, Valerio Mastandrea ha anche un ruolo importante nella commedia di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti. Personaggi diversi cui l'attore romano porta in dote la sua simpatia e sensibilità, dimostrando ancora una volta tutto il suo talento e la sua profonda umanità.

Adesso è anche nel cast di Un giorno perfetto, diretto da Ferzan Ozpetek insieme a Stefania Sandrelli e Isabella Ferrari a celebrazione di un anno di lavoro molto intenso e importante per questo grande interprete."Non essendo un attore molto tecnico mi sono spesso posto delle domande riguardo a quello che sono e porto con me sullo schermo." Dice Mastandrea "So che il pubblico percepisce la mia recitazione come molto naturale, mentre - in realtà - c'è tutta una grande lavorazione sotto che personalmente non so spiegare oggi e che, forse, non saprò raccontare nemmeno tra quaranta anni."

C'è un qualcosa che vorrebbe cambiare della sua recitazione?
Certo. C'è sempre qualcosa che non mi piace di me. Non amo trovarmi troppo 'comodo' in alcune situazioni. Conosco le mie corde e vorrei evitare che si trasformassero in una rete in cui restare intrappolato. Mi piace sbagliare e anche se mi vergogno un po' preferisco commettere degli errori. Il nostro è il lavoro per antonomasia in cui si debbono fare delle scemenze e toccare cose che non sai o che non credi di riuscire ad interpretare. Non sempre, però, ti viene offerta la possibilità di farlo.

Un personaggio che la spaventerebbe?
Portare sullo schermo una figura 'storica' obbligandomi così a diventare completamente un'altra persona. Io non l'ho mai fatto e, in questo momento, non so se lo saprei fare.

E' un momento per lei di film molto importanti...
E' vero: sia Tutta la vita davanti che Non pensarci sono due film molto 'belli', cui tengo molto. Sono film diversi tra loro, ma che considero ugualmente interessanti.

Non pensarci è una commedia che ha come protagonista una famiglia...
Raccontata in una delle maniere più originali che io abbia visto in Italia dove la famiglia è sinonimo quasi sempre se non esclusivamente di grande responsabilità e di forte senso del dovere. Per me la famiglia è un luogo dove, potenzialmente, avvengono dei grandi confronti. Sono soprattutto i ruoli ad essere importanti, proprio oggi quando  i figli si trovano spesso a fare da genitori ai loro padri. Non c'è bisogno di essere figli di separati per 'soffrire'... anche in una famiglia tradizionale si avvertono dinamiche che determinano gioie e dolori fino alla fine dei nostri anni. Qui ne parliamo con grande leggerezza: ed è come camminare in un campo minato, riuscendo, alla fine a non fare esplodere le mine. Questo, però, è anche un film sulla provincia italiana che non è solo quella degli omicidi da psicopatici, ma soprattutto quella che fa ricco il nostro paese con la sua piccola imprenditoria.
Non pensarci è un film sulla famiglia, ma anche sull'Italia di oggi che parla a tutti e non soltanto e comunque non soprattutto ai giovani. E' stata un'esperienza illuminante e per certi versi, credo, anche 'irripetibile'.

Da dove è partito per la costruzione del personaggio?
Non so se è vero che si costruisce un personaggio: è sicuramente vero che si parte a concretizzare una storia in cui, con uno come Zanasi, si cercano delle sfumature giorno per giorno. Non pensarci è stato, in un certo senso, il mio primo film: ho trovato un modo di lavorare quasi anomalo da parte del regista. Il lavoro che fa con gli attori passa attraverso quello che lui fa con se stesso. E' un impegno di grande sofferenza, ma anche di forte ricerca che non puoi non percepire. Zanasi 'logora' gli attori, così come 'logora' se stesso mentre prepara una scena. Lavorare con lui è stata una battaglia da portare avanti tutti quanti insieme.  Devo dire, poi, che questo mi sembra un po' lo stesso personaggio di Tutti giù per terra un po' evoluto e cresciuto. Quello era più nichilista e questo più vigliacco.

Cosa l'attraeva di lui?
Come insegnano Age e Scarpelli nel loro libro ci si innamora di un film alle prime pagine della sceneggiatura. A pagina 5 ho letto una scena che mi ha letteralmente conquistato: quando lui trova la sua ragazza praticamente a letto con un altro e a questo gli dice: "Ho sentito il tuo disco, mi piace molto come suoni." Così questo personaggio mi si è 'tatuato' dentro. Il provino che ho fatto è stato tutto basato sull'improvvisazione di quella scena: grazie a quella battuta, infatti, avevo capito perfettamente come parlava e cosa diceva.

Condividete lo stesso senso dell'umorismo?
Abbiamo un senso dello humour simile, ma diverso. Il suo è più meditato. Prima di parlare ci pensa, mentre io, invece, non riesco a stare zitto.

Parliamo della 'lingua' del film: tre fratelli che hanno un accento differente...
Ne abbiamo discusso e ci siamo chiesti se fosse il caso di fare un lavoro sul linguaggio cercando insieme una tonalità unica che restituisse in pieno l'idea di una familiarità tra i fratelli. E' stato Gianni Zanasi stesso a non volere. Io credo che dopo tre minuti di film a questa cosa non si faccia nemmeno più caso. In un certo senso noi tre rappresentiamo tutta l'Italia.

E' una commedia sofisticata fatta di situazioni e non di battute...
E' un film come non se ne vedono spesso da noi. La commedia, oggi, in Italia è tutto tranne che sofisticata. E' un film italiano eccome, perché ne parla in maniera dirompente, ridendoci su. E' un film dissacrante come Zanasi e il suo cinema.


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Possiamo accennare al suo lavoro con Ozpetek?
Ferzan è un grande regista. Incredibile! Non mi aspettavo che fosse così straordinario. Quando lavori con lui sei sul velluto, perché sei supportato nel fare delle cose altrimenti difficili da esprimere come, ad esempio, portarsi dietro un grande malessere. La sua regia ti fa scivolare in situazioni dove, altrimenti, il pubblico avrebbe delle grandi difficoltà a volere entrare.





01-04-08

   
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