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Premiato a sorpresa

Pochi minuti dopo aver ricevuto sul palco del Berlinale Palast un Orso d’Oro un po’ imprevisto, frutto di una scelta senz’altro coraggiosa della giuria presieduta da Costantin Costa Gavras, il regista brasiliano incontra la stampa ancora emozionato ma senza alcun dubbio sul valore del suo film, che ha impressionato molti spettatori ma anche disorientato diversi critici per il parossismo della regia e della colonna sonora e per la violenza di molte sequenze.

Tropa de elite racconta infatti delle violenze quotidiane cui ricorre uno speciale corpo di polizia brasiliana, il “BOPE”, colto in particolare durante le operazioni di bonifica di alcune aeree in occasione della visita in Brasile di Giovanni Paolo II.

“Sono molto fiero di questo premio e di essere stato premiato da una giuria il cui presidente è Costa Gavras, un regista che per i film che ha fatto è un eroe per tutti noi in Sudamerica.”

Questo premio aiuterà il film dopo il grande successo ottenuto in Sud America?
Spero di sì, anche se il film è il film e non cambia per il premio che ha ricevuto. Quello che può cambiare è come la gente lo guarderà. Ora Tropa de elite è nelle sale di diversi paesi e ho già raccontato molte volte le difficoltà che abbiamo affrontato perché potesse arrivare a così tante persone. Il dvd contenente la prima e unica copia definitiva del film ci è stato rubato tre mesi prima della sua uscita in sala, nella speranza di riuscire a evitarla, e invece le copie pirata hanno raggiunto quasi cinque milioni di brasiliani, e ad oggi lo hanno visto più di undici milioni di spettatori. È stato capito da persone di tutte le classi sociali.

In quanto regista di documentari come ha lavorato a un progetto del genere?
Nello stesso modo. Come regista di documentari voglio fare film che mostrino la realtà. Per Tropa de elite, anche con l’aiuto di Paula Markovich con cui avevo già collaborato per altri progetti, abbiamo fatto ricerche per due anni raccogliendo interviste a e su poliziotti violenti, consultando molti psicologi… Quella che io racconto è davvero la realtà in Brasile. Nel mio documentario precedente Bus 174 (del 2002) ho raccontato la storia di un ragazzo che aveva dirottato un autobus e preso in ostaggio i passeggeri. Per certi versi questo film è una sorta di sequel del precedente, col quale volevo condividere un’esperienza molto personale, un’opportunità per dare voce a questa storia, anche grazie a un produttore molto presente che ha seguito il progetto da quando ancora la sceneggiatura non era finita.


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Quindi c’è nel suo film qualcosa di autobiografico?
È quasi impossibile non fare un film con qualche elemento autobiografico, ma in questo caso posso dire che ho perso mio padre, ho vissuto alcune delle esperienze raccontate nel film, e ho cercato di venirne fuori. Ho lavorato a questa storia per molti anni perché si trattava veramente di un lavoro molto difficile. E ho deciso di farne un film di finzione proprio perché potesse arrivare a più persone possibile.

È davvero una situazione così drammatica quella brasiliana?
In Brasile c’è una vera e propria guerra: se in tutti gli Stati Uniti le vittime della polizia sono ogni anno circa 200, soltanto a Rio De Janeiro, che ha 10 milioni di abitanti rispetto ai 300 degli Stati Uniti, sono almeno 1200. Ho voluto mostrare la corruzione e la violenza della polizia e il ruolo di uno stato di polizia repressivo nel trasformare dei piccoli delinquenti in veri criminali a forza di abusi e torture.

Pensando al suo lavoro e a quelli di Fernando Meirelles si può parlare di una rinascita del cinema brasiliano?
City of God ha avuto un grande successo e certamente abbiamo una nuova scuola di giovani registi. Ma ci tengo a precisare che la maggior parte dei film che vengono fatti in Brasile non hanno nulla a che fare con le favelas e con la violenza delle città, anche se i nostri film su questi argomenti sono stati visti in tutto il mondo e altri no.

Non le è un po’ dispiaciuto che il suo film non sia stato candidato all’Oscar dal suo paese che gli ha preferito The Year my Parents Went on Vacation?
Assolutamente no. Purtroppo il film di Cao Hamburger non è entrato nella cinquina finale dei nominati all’Oscar, ma è un bel film, ben diretto, ben scritto e molto ben interpretato. E questo dimostra che nel mio paese siamo in tanti a fare diversi tipi di film.




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