Madonna arriva alla conferenza stampa applauditissima e si presta al flash della sola macchina fotografica da lei stessa autorizzata. Madame Ciccone ha deciso di rendere sempre più preziosa la sua immagine che si trasforma al ritmo con cui da trent’anni continua a lanciare nuovi prodotti e questa volta il suo primo film da regista. Presentato nella sezione Panorama, Filth and Wisdom è quanto di più calcolatamente underground potesse produrre una regina del mainstream.
La storia racconta le sorti di AK, Holly e Juliette, coinquilini che vivono vite da Bohème contemporanea in una Londra in cui convergono menti brillanti che sognano di sfamare i “bambini africani” e corpi desiderabili pronti a vendersi.
Si tratta di una parabola rock narrata da un protagonista maschile pieno di sicumera che ci insegna che bisogna toccare il fondo per poter raggiungere la saggezza e il Paradiso. Insomma, la spiritualità madonnesca non è andata molto oltre i crocifissi con le calze a rete e ha trovato in Eugene Hutz un degno accolito. Con il suo slang ucraino-americano già usato in Ogni cosa è illuminata, l’attore e front man dei Gogol Bordello ha accompagnato Madonna a Berlino e ha mostrato al pubblico un po’ del suo maledettismo d’accatto. La regista, invece, non ha incontrato il pubblico ma solo la stampa.
Pare che Filth and Wisdom sia nato come un cortometraggio, com’è nata l’idea di renderlo un vero e proprio lungometraggio?
Lavorando al corto che doveva durare venti minuti, mi sono innamorata dei personaggi e volevo continuare a farli vivere. Poi lavorando con Eugene Hutz sono nate nuove idee e nuovi personaggi e così abbiamo cominciato a scrivere passo passo nuove scene e il corto è diventato il film che è oggi.
A cosa si riferisce esattamente il titolo?
Si riferisce al dualismo che caratterizza la nostra vita: il sudicio e la saggezza sono quanto di più distante, due estremi di uno stesso spettro ma in realtà non così distanti perché per arrivare alla saggezza bisogna passare per il sudiciume.
Episodi e personaggi del film hanno un che di autobiografico per Madonna?
Effettivamente ritrovo un po’ di me in tutti e tre i personaggi in quanto lottano per raggiungere i propri obiettivi come ho fatto io. Se proprio dovessi ritrovarmi in uno in particolare tra Holly, Juliette e AK, sarebbe teoricamente Holly perché anche io volevo fare la ballerina e per anni ho studiato per quello. Quando sono arrivata a New York mi sono ritrovata faccia a faccia con la dura realtà di una città in cui migliaia di ragazze volevano fare esattamente la stessa cosa il che mi rendeva meno speciale di quanto pensassi. Inoltre dovevo pagarmi un affitto e mantenermi così sono stata costretta a fare altro, ma non quello che fa Holly.
Quanto c’è nel film della Madonna di oggi?
A differenza di quanto potrebbe sembrare, dato il mio successo materiale, mi sento ancora in lotta con le contraddizioni e il dualismo della vita. Cerco sempre di trovare la mia via nella vita, di distinguere il bene dal male e di non farmi illudere dai miraggi. Penso di essere ora abbastanza in grado di distinguere luce e oscurità.
Come è nato questo progetto da regista?
Per buona parte della mia adolescenza sono vissuta nel Midwest, un posto piuttosto conformista, ma io mi sono formata in un ambiente sono cresciuta in un mondo che incoraggiava ad essere diversi. Ho stretto amicizia con il mio primo insegnante di danza e quando ho scoperto che era gay ho finalmente capito cosa significava quella parola. Una sera mi ha portato in un locale gay e lì, dopo che per anni mi ero sentita un’outsider, ho capito che c’era un altro mondo, un mondo dove le diversità erano la norma e mi ci sono ritrovata come a casa. Questo è stato un po’ l’inizio di un percorso che mi ha portata a questo film.