Andrea Molaioli ha iniziato come assistente alla regia e poi come aiuto regista, lavorando con alcuni tra i più importanti registi italiani come Nanni Moretti, Carlo Mazzacurati, Daniele Lucchetti e Mimmo Calopresti. In Aprile, Molaioli interpreta se stesso accanto a Angelo Barbagallo e Nanni Moretti. Come regista ha firmato i backstage di alcuni film e serie televisive, un "diario" della Sacher, Bandiera rossa, Borsa nera, e alcuni filmati istituzionali. La ragazza del lago è il suo primo lungometraggio come regista. Ha scritto la sceneggiatura insieme a Sandro Petraglia ispirandosi al romanzo di Karin Fossum Don't look back, uscito la prima voltain Italia nel 2003 con il titolo Lo sguardo di uno sconosciuto, edizioni Frassinelli. Il romanzo fa partedi una serie poliziesca che ha come protagonista il commissarioConrad Sejer, di solito coadiuvato nelle indagini dal suo vice Skarre. Il film, ambientato in Friuli Venezia Giulia, è interpretato da Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto e Nello Mascia.
Cosa la ha spinta a scegliere questa storia per esordire come regista?
Avevo intravisto nelle pagine del libro di Karin Fossum la possibilità di raccontare intrecci e sentimentifamiliari che si potessero trasferire in una possibile provincia italiana senza alterarne il senso e il percorso umano: la storia di una piccola comunità attraversata da un insolito delitto, personaggi comuni,famiglie come ne conosciamo tante, solcate da conflitti risaputi, sebbene mai risolti, padri che per troppo amore non riescono più a scrutare le anime dei figli, adolescenti che sentono di essere nati nella famiglia sbagliata, adulti rimasti bambini a causa di piccoli scherzi della natura, bambini che i genitori faticano a comprendere. Tutta questa umanità, assolutamente normale, lontana anni luce dall'idea del crimine, d'un tratto appare deviata, complicata. E' un delitto, l'assassinio di una ragazza, che fa alzare il coperchio e ribaltare la scena di questa assoluta "medietà".
Con un messaggio sociale, se non addirittura ‘politico’…
Come in tutti i gialli si sa che probabilmente il commissario risolverà il caso e ci consegnerà un colpevole. Ma in questa storia le ragioni del delitto sono più forti del delitto stesso: comprendere e fotografare un dramma familiare diventa più importante di trovare il colpevole verso cui il commissario protagonista, e noi con lui, prova più compassione e tristezza che sdegno.
Chi è stato il modello per questo commissario che è veramente degno delle istituzioni che rappresenta?
Sia io che Toni volevamo che quest’uomo avesse dei tratti di grande moralità e dignità. Abbiamo pensato a Lino Ventura protagonista di alcuni film di tanto tempo fa. Ci piaceva il fatto che fosse un po’ ‘old fashion’ e che, nonostante alcuni errori, emergesse il suo rigore morale. E’ un uomo pieno di difetti, conciliante, ma anche vecchio stampo. Preferivamo questa immagine precisa, rischiando perfino che risultasse meno ammiccante nei confronti del pubblico.
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La ragazza del lago è un film dove tutti hanno i loro piccoli e grandi problemi: a partire dal personaggio del magistrato donna che aspetta un figlio…
Il ruolo interpretato da Sara D’Amario è uno di quelli che – in fase di scrittura – ci ha richiesto molto tempo. Era una figura importante per instaurare un rapporto con il protagonista. Personalmente mi sento sempre molto affascinato dall’universo femminile e desideravo tradurre questa ‘seduzione’ all’interno di alcuni personaggi come quello di Sara e di un film in cui le collaborazioni femminili, anche per quello che riguarda la troupe, sono tante.
E’ un film al femminile nonostante lei sia un uomo che racconta una storia con un protagonista maschile…
Questo perché mi faceva molto piacere l’idea di dare vita ad un film in cui vengono raccontate tante generazioni differenti di donne diverse tra loro.
I punti di contatto con Twin Peaks sono molti: la piccola comunità montana sconvolta dal ritrovamento del corpo di una bella ragazza è la cartina di tornasole per il cambiamento di un’intera cittadina…
Non ho mai pensato alla serie di David Lynch: ho visto Twin Peaks all’epoca e non l’ho mai rivisto. Ne ho un ricordo più evocativo che preciso. Sinceramente non ci avevo mai pensato anche se i punti di contatto della trama ci sono. E’ un riferimento inconscio e sicuramente inconsapevole.