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    Passato, presente e futuro del cinema a Torino  di Claudio Panella       Le altre Intersezioni


I visitatori del Museo Nazionale del Cinema di Torino, così come gli ospiti del 25° Torino Film Festival che si inaugura tra una settimana, troveranno parecchie novità dentro e fuori la Mole Antonelliana. Nel giro di pochi giorni sono infatti state presentate a Torino tre diverse iniziative del Museo, la cui attenzione - potremmo sintetizzare - si divide tra passato, presente e futuro del cinema, e che si propone quindi sempre di più come un “centro culturale” attivo su più fronti oltre che come un luogo di conservazione di memorie e di cimeli cinematografici.

Partendo dal presente (o dal passato prossimo) la prima novità visibile a chiunque si avvicini alla Mole sono alcuni grandi ritratti di divi e dive del cinema contemporaneo che si dipanano lungo tutta la cancellata della sede del Museo: si tratta solo di alcune delle 141 fotografie della mostra intitolata La Collezionista - Carole Bellaïche fotografa ai Cahiers du cinéma. L’esposizione, aperta dal 15 novembre al 13 gennaio 2008, raccoglie immagini realizzate fra il 1992 e l’agosto 2007 nelle quali la fotografa francese ha ritratto registi e interpreti di tutto il mondo: l’immagine “di copertina” della mostra torinese è quella di Asia Argento ma non mancano le francesi Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Béatrice Dalle, Fanny Ardant e le italiane Laura Morante (da sola e con Moretti), Ornella Muti, Claudia Cardinale e Sergio Castellitto e poi i registi: Lynch, Truffaut, Rohmer, Garrel, Godard, Wenders, Oliveira, Bellocchio e Marco Ferreri, al cui cinema il Museo, che ha acquisito il suo archivio privato, dedicherà la prossima settimana una nuova stanza.

In occasione di questa esposizione lo stesso Museo del Cinema ha stampato un catalogo omonimo della mostra che comprende tutte le immagini esposte, un’autopresentazione della fotografa e gli interventi del critico Alain Bergala e del direttore dei Cahiers, Jean-Michel Frodon: Frodon ha anche inaugurato l’iniziativa torinese ripercorrendo la storia della presenza delle immagini sulla sua storica rivista, cui diede un contributo decisivo Jean-Luc Godard direttore del n° 300 nel 1979, e nella quale gli intensi ritratti di Carole Bellaïche occupano da anni un posto speciale e insostituibile.


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All’interno della Mole la mostra si dipana lungo la rampa elicoidale dell’Aula del Tempio e proprio in questo spazio si trova l’altra grande novità di questi giorni: sui due grandi schermi che proiettavano dal primo giorno d’apertura del Museo (nel 2000) il filmato “Sguardo sulla storia d’Italia” realizzato da Carlo Lizzani sono ora in rotazione due diversi film di montaggio della durata di 18 minuti ciascuno firmati da Gianni Amelio.

Il regista ha scelto di ripercorrere il passato del nostro cinema con uno sguardo diverso da quello del collega, cucendo assieme 33 scene di ballo provenienti da altrettanti film, 19 nel filmato Ballabile in bianco e nero e 14 in quello Ballabile a colori.

Ci sono molte scene di balli privati (più nella prima parte come col personaggio di Anna Magnani che balla col figlio in Mamma Roma, o con la Sandrelli e un bimbo in Io la conoscevo bene) e molte “messe in scena” della danza (più nella parte seconda che si apre con Ginger e Fred e si conclude con La voce della luna di Fellini): ma quasi in nessun caso si può parlare di Musical, mentre è vero che la visione dei filmati è un viaggio emozionante nel cinema italiano e nei costumi del nostro paese, tra valzer, tanghi, rumbe, mambi, rock e techno rave.

Amelio ha presentato il lavoro spiegando come gli accostamenti tra un film e l’altro sono stati guidati dal montaggio, del video e del sonoro, interamente rimasterizzati e ristampati su pellicole che per la loro proiezione continua andranno sostituite più volte l’anno.

Ma dove va il cinema del futuro? Senz’altro oltre la pellicola… Come si diceva in apertura il Museo non vuole rimanere indietro e si è quindi dotato, grazie al finanziamento della Compagnia di San Paolo che ne è socio fondatore, di un nuovissimo impianto integrato di proiezione digitale 2K (cioè con una risoluzione di 2048 x 1080 pixel): da ieri tutte e tre le sale del Cinema Massimo sono predisposte per proiettare non solo pellicole (in 16 o 35mm) e video ma anche ogni sorta di master digitale attualmente esistente, grazie e un server Do-re-mi che smista i segnali sui tre diversi proiettori aggiunti alle sale.

L’intenzione del Museo è anche quella di sfruttare questa nuova dotazione, che nel giro di pochi anni pare sostituirà quasi del tutto quella tradizionale, per la formazione professionale dei proiezionisti del futuro.

La multisala del Museo si prepara quindi al prossimo Torino Film Festival essendo la prima in Italia attrezzata con tanta tecnologia, ed essendo anche in grado di proiettare film in 3D Steroscopico, il sistema che sta rilanciando il 3D in tutto il mondo e di cui ieri gli spettatori torinesi hanno avuto un convincente saggio. Il nuovo sistema, che supera quello del “Silver screen” visto pochi mesi fa a Venezia, è davvero molto semplice: un unico proiettore digitale è infatti in grado di proiettare il film sul grande schermo e di far rimbalzare da questo agli occhialini inforcati dagli spettatore un doppio segnale a infrarossi, uno per la lente destra e uno per la sinistra, che rende la visione magicamente tridimensionale.

Provare per credere, nella futura programmazione della multisala non ne mancherà l’occasione. Nel programma della prima giornata di proiezioni digitali, offerta gratuitamente ieri dalle tre sale al pubblico torinese, si sono viste le nuove edizioni rimasterizzate di film come Toro Scatenato (1980) e  Blade Runner The Final Cut (1982-2007), ma anche il primo splatter horror con schizzi di sangue in 3D, Scar (2007) di Jed Weintrob, e l’anteprima mondiale di alcuni minuti dal cartoon “tridimensionale” Fly Me to the Moon (2008), che racconta il primo allunaggio di tre mosche terrestri con messi di citazioni kubrickiane.

Poiché a Torino le cose non vengono davvero mai da sole, in serata si è presentato anche Superglance (2007), un video di sette minuti realizzato in alta definizione da Ugo Nespolo con Edoardo Sanguineti che recita nelle sale del museo un suo testo dedicato al cinema. Il filmato servirà a promuovere il museo in Italia e all’estero, se mai ce ne fosse bisogno.



20-11-07

Il sito ufficiale del Museo


   
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