Andrea Porporati, per la seconda volta, ha scelto Ezio Bosso per dare vita alla colonna sonora di un suo film. Il musicista torinese firma lo score de Il dolce e l'amaro in un anno in cui il suo lavoro è più orientato verso la danza che il grande schermo. Collaboratore di Philip Glass, Bosso trasforma la saga del Saro Scordia interpretato da Luigi Lo Cascio in una riflessione a posteriori sulla tragica vita di un uomo d'onore, consapevole del proprio fallimento morale e personale.
E' una partitura caratterizzata da un forte desiderio di prendere le distanze dalla storia che si sta raccontando...
Al di là della semantica musicale, il lavoro di un compositore è quello di dare un carattere preciso e una direzione ben stabilita alla colonna sonora. E' la mia musica che si sposa sul cinema: la composizione di un cinefilo che anche quando scrive le proprie composizioni, pensa per immagini.
Con Porporati avevamo già lavorato per la televisione e io avevo realizzato una partitura per due violoncelli. Questa volta, invece, abbiamo preferito rimanere al di fuori della tradizione descrizione e caratterizzazione del mondo mafioso e del suo circo grottesco.
Qual è il sentimento che voleva trasmettere?
Soprattutto un senso di inquietudine non connotabile come è la Mafia. Un misto di fascino e timore.
Come ha approcciato la composizione?
Partendo dalla fine: dall'inquadratura finale che guida la mia composizione a rovescio. La voce off e la mia musica vanno di pari passo. Entrambe hanno raggiunto una consapevolezza rassegnata rispetto alla storia che stanno raccontando a loro modo.
Un lavoro raffinato che assurge alla coscienza dell'intera storia...
Non è stato un lavoro facile, ma del resto chi mi chiama sa che - come collaboratore - posso risultare un po' rompiscatole. Ho bisogno di un grande supporto nella discussione con il regista e il montatore che - in questo caso - era Simona Paggi. Personalmente cerco scavare nell'essenza della storia. Per me queste sono condizioni necessarie ed irrinunciabili. Altrimenti si scade nel fare dei videoclip.
Parliamo del suo lavoro con Philip Glass?
Sto registrando di alcuni brani nuovi e lavoro nel suo studio.
Glass ha composto la colonna sonora del film di Woody Allen...
Quest'anno Glass ha composto otto colonne sonore. E' la prima volta che Allen torna a lavorare con un compositore dopo Ira Newton. E' un'associazione insolita, sebbene - in questo caso - molto precisa, perché Cassandra's Dream segue una direzione binaria molto chiara. In America, però, le cose stanno diversamente che qui. I musicisti sono scelti dai produttori e non dai registi. Allo studio di Philip Glass arrivano decine di sceneggiature, ma, poi, perfino a Philip Glass può venire, in seguito detto di no, anche se lui dimostra il suo interesse al film.
Lei ha composto - tra le altre - la musica di Io non ho paura: un'altra colonna sonora di un film legato ad un crimine, ambientato nel passato...
Chi ama il mio lavoro sa che a me interessa la possibilità di riflettere sull approfondimento della coscienza, destinata ad un ascolto preciso. Nel mondo di oggi, invece, c'è una musica inutile, pressoché inascoltata. Si entra in un ristorante e - inspiegabilmente - c'è della musica cui nessuno presta attenzione. Quello che a me interessa è esplorare una storia, dando vita - in qualche maniera - ad una coscienza 'da ascoltare' attraverso le mie note.
Qual è la sua sfida personale?
La vera sfida è sempre quella di fare valere il proprio linguaggio e - in questo - il cinema è un grande aiuto, perché permette ad una vasta platea di conoscere la musica che scrivi. Del resto la mia formazione è una combinazione di due elementi: studi accademici e una vita passata nel cinema d'essai sotto casa.
Qual è il musicista che l'ha più influenzata?
Senza dubbio John Williams. E' uno dei più grandi compositori viventi. Nel cinema ha la capacità che Leonard Bernstein, di cui era assistente, aveva nella musica. Poi ha firmato le musiche dei film di culto con cui sono cresciuto.