In un mercato come quello dei dvd, costantemente minacciato dalla crisi da saturazione per troppo sperpero di prodotti spesso male confezionati, tecnicamente abborracciati e maldestramente accompagnati da extra spesso raccogliticci e di nessuno o scarsissimo interesse per il pubblico dei cinefili, si sta distinguendo da qualche tempo una piccola casa di distribuzione: la No Shame.
Senza alcun complesso di inferiorità, ma con la ribalderia e la sfrontatezza di chi mette assieme nel proprio catalogo i classicissimi come Ieri, oggi, domani e Boccaccio ‘70 con Lo strano vizio della signora Ward di Sergio Martino, stanno assestando il proprio catalogo con operazioni di interesse. Prestando massima attenzione ai tic e alle manie degli appassionati, desiderosi non soltanto di vedere grandi film in copie spesso di ottima qualità ma anche con il collettaneo corredo di un apparato di inserti speciali da brivido, capaci di creare un vero e proprio apparato in grado di soddisfare tante curiosità.
La No Shame inizia la propria attività con il proposito di portare in edizioni succulente i nostri grandi film nel mercato americano. Ricevendo nel 2005 il premio come miglior etichetta indipendente, nel 2006 il 4° posto nella prestigiosa classifica nel “New York Times” con il cofanetto dedicato a Valerio Zurlini. Ma anche sul mercato italiano le proposte sono altrettanto forti, spesso imperniate sui pezzi più sommersi nei generi degli anni settanta e ottanta; un esempio recente è La porta sul buio i quattro episodi ideati da Dario Argento per la Rai negli anni settanta, vero e proprio pilot per una serialita’horror che poi però sarebbe stata di là da venire.
Dal mare magno di siti da cui si può scaricare di tutto e di più si cerca di distinguersi puntando sulla qualità di operazioni che vanno al di là del “film nudo e crudo, ma consentono a qualsiasi appassionato di cinema, giovane e meno giovane, di poter approfondire, qualora lo voglia o il film fosse riuscito a stimolarlo”, ha detto Giona Nazzaro, uno dei principali motori dell’etichetta. Spostandoci sull’attualità ci soffermiamo su tre cofanetti usciti nelle ultime settimane.
Per primo Shangai Express, il capomastro che consegna Marlene Dietrich all’apogeo dello star system hollywoodiano degli anni trenta. Diretto da Josef von Sternberg, con Clive Brook e Warner Oland, rappresenta forse il massimo successo commerciale del duo. Viaggio immaginifico sulla tratta Pechino-Shangai dove il bocconcino Marlene è contesa da un capitano inglese e dal capo di una banda di ribelli. Vero e proprio film nel film è il reperto della durata di 1 ora e 40 minuti in cui si dà conto dell’impegno dell’attrice al fianco delle truppe alleate contro il nemico nazista e giudeofobico da cui lei stessa insieme al suo pigmalione era scappata. Ed inoltre un magnifico provino.
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La nostra attenzione cade poi su Fiume rosso di Howard Hawks, secondo alcuni, ma queste classifiche sono spesso inutili, il piu’ grande western mai girato. Comunque si tratta certamente di un caposaldo di quell’epica americana di cui poi anche i critici francesi riconosceranno grandezza e respiro sufficienti da erigere il suo eroe, John Wayne (il capo di questa carovana alla conquista di spazi selvaggi e incontaminati), a status symbol. Anche qui c’e’ da mettere in rilievo la presenza di un allettante adattamento radiofonico della sceneggiatura, una vera e propria chicca.
Infine l’ultimo film è un maledetto pezzo facile di un cattivone con tanto di benda e sigaro in bocca: 4 bastardi per un posto all’inferno di Sam Fuller. Anche questo martoriato al montaggio, è la storia di un gruppo di avventurieri che ronzano intorno ad un tesoro sommerso nelle profondità dell’Oceano indiano infestato da squali. Dottori alcolizzati, sciuscià dispettosi, una perturbante marea di musulmani che si accalcano uno sull’altro in decrepiti postriboli, una bionda fatale in attesa di fregare al suo benefattore il tesoro agognato, un contrabbandiere, interpretato da Burt Reynolds, senza dei né ideali, pronto a tutto, ma alla fine non proprio a tutto, pur di fare soldi e mettersi al riposo da quella sporca vita. Sudore da far saltare i nervi a chiunque, ma sopratutto denti, quelli aguzzi e scintillanti dei pescecani sei anni prima che Spielberg ne facesse un tabù di massa nel bel mezzo di un parco giochi.