Dal 22 al 29 giugno il Museo Nazionale del Cinema presenta al cinema Massimo di Torino la retrospettiva Il vizio del cinema. Omaggio a Peter Brook, che con la collaborazione del British Film Institute e del National Film & Television Archive ripropone una gran parte dell’opera cinematografica del regista inglese. L’omaggio è inoltre stato combinato contestualmente alla messa in scena dello spettacolo Sizwe Banzi est mort, che verrà proposto presso la “Casa del Teatro Ragazzi e Giovani” di Torino (corso Galileo Ferraris 266) dal prossimo 30 giugno al 2 luglio, all’interno del Festival delle Colline Torinesi.
Nonostante la precocità dei suoi esordi e la sua eccezionale produzione teatrale, Brook, classe 1925, non ha mai fatto mistero della sua ferma volontà di riuscire a fare del cinema fin dalla giovinezza, non appena terminati gli studi a Oxford. Ed è da questa aspirazione che si può dire che sia nata anche la sua prima attività teatrale. L’esordio al cinema arriva comunque abbastanza presto e in modo prestigioso con Il masnadiero (1953), ispirato alla celebre Beggar’s Opera di John Gay (poi ripresa da Brecht nella sua Opera dai tre soldi) con un’eccezionale Laurence Olivier nel ruolo del mendicante protagonista.
Dopo questa pellicola, che è anche la prima ad essere proiettata a Torino venerdì 22, il programma continua col film successivo di Brook, Moderato cantabile - Storia di uno strano amore (1960), tratto dal romanzo omonimo di Marguerite Duras con Jeanne Moreau e Jean-Paul Belmondo, frutto di una ricerca stilistica più ardita e non troppo distante dall’estrema mobilità della macchina da presa praticata con convinzione dalla coeva Nouvelle Vague francese.
Nel successivo Il signore delle mosche (1963), girato a Portorico dal romanzo di William Golding, Brook lavora sul teatro (e sul cinema) della crudeltà in uno scambio continuo tra le possibilità del palcoscenico e le peculiarità del set che in tutte le opere successive, come anche nel Marat-Sade (1967) rappresenta l’esempio brillante di un cinema che nasce dal teatro (essendo anche spesso televisione) proprio nel segno di Brecht e di Artaud. Chi vedrà a Torino la copia originale, ma restaurata digitalmente, di quest’ultimo film potrà verificarne il titolo completo che sarebbe La persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat rappresentati dai ricoverati del manicomio di Charenton sotto la direzione del marchese de Sade.
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Dopo Tell Me Lies (1968), originale docu-drama sulla Londra ai tempi della guerra in Vietnam, Brook firma il più classico e astratto King Lear (1971), diretto con la Royal Shakespeare Company e anch’esso presentato a Torino in una copia restaurata in digitale, e alcuni altri lavori televisivi che non è purtroppo stato possibile recuperare per quest’omaggio. Ma il programma continua con altre sorprendenti contaminazioni tra teatro e cinema come la rivisitazione “indianofila” de La tragédie de Carmen (1989) da Bizet, ed il celeberrimo “kolossal” di oltre cinque ore The Mahabharata (1989), entrambi scritti con Jean-Claude Carrière. La rassegna si concluderà quindi con il più recente, e televisivo, The Tragedy of Hamlet (2002) in cui il regista riprende la propria messa in scena della tragedia shakespeariana del 2000 con il Theatre des Bouffes du Nord di Parigi da lui stesso fondato: l’occasione di vedere o rivedere la maggior parte di queste opere è davvero più unica che rara.