Cerca con Google
powered bycinE-motion
Primevisioni
Interviste
News
Intersezioni
Dossier
Festival
Cinema e Libri
Bit Generation
Onde Sonore
DVD
Link

    CINEMA
    CineCharacters
    CineCulture
    CineDoc
    CineGossip
    CineLudico
    CineSonoro
    CineWeb
    CineXtreme
 

    Jessica Alba
    Antonio Banderas
    Monica Bellucci
    George Clooney
    Penelope Cruz
    Johnny Depp
    Leonardo Di Caprio
    Scarlett Johansson
    Brad Pitt
    Charlize Theron
 

        La redazione
 Iscriviti alla Newsletter

 La tua mail
 Invia ad un amico
 Il tuo nome 
 La sua mail 
    Nell'inferno di Salò  di Emanuele Bigi       Le altre Intersezioni


Guardare le trentasei foto a colori e in bianco e nero, in mostra allo spazio Auditorium Arte di viale Pietro de Coubertin a Roma, incute un certo orrore e spinge il pensiero alle tragedia di Beslan o allo scandalo delle torture nelle prigioni dell’Iraq. Sono le foto di un maestro ecuadoriano, Fabian Cevallos, mai pubblicate prima, da trent’anni chiuse in un cassetto. Oggi rivovono e sono testimonianza dell’ultimo e provocatorio film di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Un viaggio all’inferno tra cadaveri, fucilazioni, abusi sessuali e torture. Immagini che rimandano a sequenze che hanno turbato una generazione di spettatori, ma tra gli scatti si scopre anche l’inedito, ciò che non era ancora stato visto, che Pasolini non aveva montato nel film o che era andato perduto.

Fabian Cevallos nasce come attore teatrale e televisivo, ma l’amore per l’immagine lo porterà a ricoprire il ruolo di fotografo professionista, prima per l’agenzia Gamma e poi per la Sigma. Da quel momento entra in contatto con alcuni dei registi più importanti della cinematografia, da Luchino Visconti a Francis Ford Coppola, da Wim Wenders a Nanni Moretti, ma quando arrivò sul set di Salò ha reagito così: "Era la prima volta che vedevo un film così intimo, così difficile. Era impossibile essere testimoni della sua realizzazione senza sentirsi qualcuno che era un intruso: o facevi parte del set o ti sentivi come qualcuno che stava profanando una cerimonia".

Mancavano solo poche scene da girare, quella della festa del matrimonio e le più agghiaccianti. "Ricordo una delle scene, una delle prime violenze - continua Cevallos - non riuscii a fotografarla perché era talmente vera, talmente violenta che mi sono tornate in mente le torture dei militari delle dittature del Sud America. Così ho cambiato il mio modo di fotografare, non potevo comportarmi come in qualunque altro film. Quando Pasolini diceva ‘motore’ non era più una finzione, non mi trovavo più a Cinecittà. Era una sala delle torture". Corpi nudi di uomini e donne, legati a terra, seviziati e frustati, che si dimenano, gridano, quasi si sentono le loro urla.


 Sponsor

Le tre pareti dedicate alle foto a colori si alternano a quella esclusiva, dedicata al bianco e nero. Una visione disturbante e allo stesso tempo catalizzante che fa prendere respiro all’osservatore solo quando si incontrano i pochi ritratti di Pasolini sul set. "Avevo capito che non desiderava essere fotografato perché lui, in quel momento, stava facendo qualcosa di decisivo. Prima si concentrava, e poi vedevo la sua intelligenza veloce al lavoro".

Ad accompagnare le foto, didascalie con testimonianze e ricordi dello stesso fotografo, dell’aiuto regista Fiorella Infascelli che confessa: "Il film l’ha girato tutto lui. Io non permettevo a nessuno di avvicinarsi alla macchina da presa". Prendono parola anche il curatore della mostra Mario Sesti e gli attori Paolo Bonacelli e Antinisca Nemour.

Cevallos rimase sul set otto, nove giorni, fece sviluppare le foto con l’intezione di mostrarle a Pasolini. Ma c’era tutto il tempo dopo la lavorazione del film. Invece no, "appresi della sua morte, come tutti, dai media. Chiusi le fotografie nel mio archivio dicendomi che un giorno avrei fatto un omaggio a Pasolini". A trent’anni dalla morte è l’occasione giusta per mostrarle.

Pier Paolo Pasolini. Salò: mistero, crudeltà e follia. Una testimonianza fotografica di Fabian Cevallos.
Auditorium Arte, viale Pietro de Cubertin, 30 – Roma.
Fino al 2 novembre. Orari: lunedì-venerdì, 17-21. Sabato, domenica e festivi 11-21. Ingresso: 1 euro.
Info: 0680241281/436



29-09-05

Pasolini trent'anni dopo: Le celebrazioni, un inatteso rito nazionale

   
  Marco Ferreri: il cinema e i film
Cronache del quotidiano – David Perlov a Roma
A Torino Afterville e le città immaginate
Anna Magnani
A Torino tutti i film di Gianni Celati
Segni di Vita - Werner Herzog a Torino
Due registi a confronto
L’amore degli inizi al 25° Torino Film Festival
Passato, presente e futuro del cinema a Torino
Resident Evil tra videogioco e cinema
Repopulating the Reggia, by Peter Greenaway
La lucidità inquieta di Elio Petri
Ezio Bosso
Carmelo, Dante e i morti di Bologna
In viaggio nelle città del sogno
Dalida une vie...
Angelo Frontoni: Mediterraneo
No Shame
Signorina Effe dal set di Torino
Il vizio del cinema. Omaggio a Peter Brook
Torna in alto
© DADA S.p.A. 1995-2006
Pubblicità su questo sito - Policy community - Tutela dei minori - Internet gratis - Informativa Privacy