Una pioggia ostinata, fitta e grigia saluta l’apertura dell’edizione n.10 del Far East Film Festival, la prestigiosa creatura del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine. Edizione importante, dunque, animata fin dall’inaugurazione da ospiti prestigiosi, a cominciare dal popolarissimo (anche in Italia) Hideo Nakata, creatore della saga di The Ring e dell’ottimo Dark Water. Inaugurazione in grande stile, buffet preso d’assalto ad alto rischio svenimento: nella calca umidiccia in processione davanti ai vol-au-vent volti grigi di politici recentemente trombati, hostess dal capello stanco, gruppi di universitari famelici, freaks d’ordinanza e giornalisti italiani e stranieri, sempre più numerosi, sempre più accreditati.
Assente, comme d’habitude, la gaia cittadinanza udinese, da sempre estranea, quando non lievemente ostile, all’evento culturale: è una città zeppa di SUV ed osterie, non molto sensibile alla cinematografia dell’Estremo Oriente. Così, all’apertura delle porte, è stata una folla di universitari, addetti ai lavori e giornalisti che ha frettolosamente riempito il Teatro Giovanni da Udine fino alla quarta galleria.
Platea praticamente inaccessibile per la quantità di posti riservati agli ospiti stranieri ed agli accreditati "vip" con poltrona nominativa, mentre i peones cominciavano la loro ascesa verso i piani alti. Sul palco, intanto, l’ormai ex-sindaco si prendeva la soddisfazione di annoiare il pubblico con il discorso più lungo della sua carriera, seguito finalmente dal divo della serata, il regista Hideo Nakata, applaudito ed osannato dai fans.
Costretti su poltroncine ideate da un sadico pigmeo, assistiamo quindi alla prima europea di L Change the World, episodio spin-off dei due capitoli di Death Note, successoni commerciali basati sul fumetto best-seller di Obata Takeshi e diretti da Kaneko Shusuke.
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Nakata punta tutto sul bizzarro personaggio di "L", sorta di nerd autistico, a metà strada tra Edward mani di forbice e un dark anni ’80, agente segreto silenzioso e solitario. La pellicola delude per sciatteria narrativa, basata com’è su una sceneggiatura troppo esile per reggerne l’eccessiva durata. L’impostazione da action-movie deve fare i conti con la quasi totale assenza di azione, mentre il protagonista principale risulta infantile quanto i due ragazzini che lo affiancano (come se uno non fosse più che sufficiente).
Nella parte iniziale le lacune narrative vengono vieppiù accentuate da continui riferimenti ai due capitoli precedenti, spiazzando lo spettatore non tifoso, e finendo per accumulare spunti poi persi per strada: dopo due ore abbondanti accade ben poco ed il finale sembra preludere a nuove imprese dell’eroe bistrato. Meglio attendere il secondo film di Nakata in programma, Kaidan, una ghost-story forse più nelle sue corde.