Un traguardo ottenuto grazie alla caparbietà e alla forza di una rassegna che è stata in grado di cancellare l’abissale distanza tra Udine e l’Asia. Il Far East Film Festival (18-26 aprile) compie dieci anni e siamo contenti di poterlo festeggiare. Quest’anno sono 62 le pellicole provenienti undici cinematografie diverse: Corea del Sud, Cina continentale, Hong Kong, Filippine, Giappone, Thailandia, Malesia, Singapore, Taiwan e due new entry, Vietnam e Indonesia. Uno sguardo ampio che coinvolge passato e presente, come da tradizione.
Film ma anche autori, una cinquantina le personalità che festeggeranno i dieci anni di attività e di connubio fra Italia e Asia. Tra i nomi Johnnie To, Wai Ka Fai, Pang Ho-cheung, Yamazaki Takashi ed Erik Matti. Sarà il re indiscusso del J-horror, nonché papà di The Ring e Dark Water, Hideo Nakata, a tagliare il nastro con l’anteprima internazionale del thriller fantascientifico L change the WorLd.
Dal Giappone arrivano altre sorprese. Miike Takashi porterà il nero Crows – Episode 0 condito dal black humour “alla Miike”, mentre il giovane Miki Satoshi rappresenterà la sorpresa del 2008, a lui verrà dedicato un focus di tre film: Deathfix: Die and Let Live, parodia pseudo-mistica dei generi horror e gore; In the Pool, commedia che ruota attorno ad uno specialista in neurologia molto particolare e infine Adrift in Tokyo, un on the road decisamente atipico.
Il 23 aprile l’appuntamento imperdibile è con l’horror day a cui parteciperanno Kaidan di Nakata, il suo primo film giapponese dal 2002 (anno della trasferta a Hollywood), il filippino Altar di Rico Maria Ilarde, il sudcoreano Black House esordio mainstream di Shin Terra, i thailandesi Body (ghost movie), The Screen (mistery) e Sick Nurses (splatter), oltre al sanguinosissimo The Guard Post, in anteprima assoluta.
Tra le altre anteprime: Lost Indulgence del cinese Zhang Yibai (Curiosity Kills The Cat) thriller ambientato in una torrida metropoli al centro della Cina, e il primo episodio dell’attesissima serie Tactical Unit - The Code (nata dal noir di Johnnie To, PTU) diretto da Law Wingcheong e prodotto dallo stesso To.
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Come dicevamo lo sguardo è anche rivolto al passato. Dopo Chor Yuen, la Nikkatsu Action, il musical panasiatico e Patrick Tam, l’attenzione ora è rivolta all’Orson Welles del cinema coreano: Shin Sang-ok. In collaborazione con la Cineteca di Seul–KOFA e il supporto del KOFIC, il festival ha pensato di omaggiare il regista con la proiezione di quattro film, tutti girati alla fine degli anni ’50 e, fino ad ora, invisibili in occidente: Confession of a Collage Woman’s Confession Student, It's Not Her Sin, A Sister's Garden e il capolavoro A Flower in Hell.
Shin Sang-ok è considerato il pioniere del cinema coreano, un regista che a partire dagli anni ’50 ha sperimentato i generi più diversi, le tecniche e i linguaggi più innovativi, contribuendo alla creazione e allo sviluppo del cinema nel suo paese. Chiare le influenze del neorealismo italiano e dell’opera di Kurosawa. Novità di quest’anno il convegno Ties That Bind (legami che uniscono) dedicato ai rapporti produttivi e distributivi tra Europa e Asia che si svolgerà il 21 e il 22 aprile in collaborazione con il festival e la Friuli Venezia Giulia Film Commission.
Marco Müller e Luciano Sovena, amministratore delegato dell’Istituto Luce sono solo due degli oltre quindici ospiti previsti.