E sono ventisei. Il Bergamo Film Meeting (8-16 marzo) supera le nozze d’argento. Partiamo subito con la retrospettiva dedicata al René Clair sonoro, un regista da riscoprire, osteggiato dalla Nouvelle Vague e poi rivalutato da cineasti come lo stesso Truffaut. Diciannove i film proposti, da Sotto i tetti di Parigi (1930), il suo primo successo internazionale, a Il milione (1931), dalla parentesi britannica con la gustosissima commedia fantastica Il fantasma galante (1934) all’esperienza hollywoodiana con L’ammaliatrice (1940), Ho sposato una strega (1942), Accadde domani (1943) e Dieci piccoli indiani (1945), tratto dal romanzo di Agatha Christie.
Il ritorno in Francia segna un nuovo ciclo, con la realizzazione di La bellezza del diavolo (1949) rivisitazione del mito di Faust, e dell’onirico Le belle della notte (1952). Insomma si potrà gustare il suo cinema tra dramma e commedia, immaginazione e realtà. Il nastro sarà tagliato l’8 marzo, festa della donna, e proprio in concomitanza con l’uscita nelle sale verrà presentato in anteprima il documentario Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, sul ruolo della donna tra il 1965 e il 1979.
Sempre in anteprima altri due film italiani: Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi con Elio Germano e Jimmy della Collina di Enrico Pau, in concorso a Locarno due anni fa e finalmente nelle sale ad aprile. Otto le opere prime e seconde che se la dovranno vedere nella sezione Concorso, poi spetterà al pubblico del festival assegnare la Rosa Camuna d’oro, d’argento e di bronzo.
Due gli italiani in lizza: Una piccola storia di Stefano Chiantini che si concentra sul mondo del lavoro, in perfetta attualità, e Senza fine di Roberto Cuzzillo, una pellicola sull’amore e sul desiderio di avere figli, sulle necessarie paure e le inevitabili bugie che intessono i rapporti umani. Con loro vedremo lavori provenienti da Slovenia, Finlandia, Polonia, Germania, Repubblica Ceca e Portogallo.
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Novità di quest’anno la sezione “Visti da vicino”, dedicata al documentario. La rassegna sarà inaugurata all’Auditorium di piazza della Libertà (rimesso a nuovo) con la proiezione in anteprima nazionale di Joy Division, dell’inglese Grant Gee, sul gruppo che, come una meteora, ha attraversato la cultura e la musica della fine degli anni ’70. In totale si contano 14 doc che arrivano da ogni parte del mondo (Bulgaria, Italia, Romania, Argentina, Francia, Grecia, Austria, Gran Bretagna).
Gli omaggi non mancheranno di stupire. A circa un anno dalla morte di Frederick Francis, un mago della luce, il festival proietterà tredici film. Il suo talento esplose nella seconda metà degli anni ’50 quando diresse la fotografia di L’alibi dell’ultima ora di Joseph Losey, La strada dei quartieri alti, Suspense di Jack Clayton e Figli e amanti di Cardiff (per il quale vinse l’Oscar). All’inizio degli anni ’60 passò alla regia, con la Hammer, per la quale diresse sia horror come La rivolta di Frankenstein e Le amanti di Dracula, sia un terzetto di thriller in bianco e nero a sfondo psicologico (Il rifugio dei dannati, L’incubo di Janet Lynd, Hysteria).
Ma nel 1980 ritorna al suo primo amore fotografando The Elephant Man, poi ancora Dune e Una storia vera di David Lynch.
L’altra personale è rivolta al giovane regista basco Julio Medem (Lucía y el sexo) che sa mischiare realtà e fantasia, tempo trascorso e tempo presente. In rassegna sette lungometraggi e tre cortometraggi.