“Le sette opere prime selezionate quest’anno offrono un vasto repertorio di temi, linguaggi e personaggi. Molto spesso si tratta di storie corali in cui individui diversi vedono intrecciare le loro vite più o meno disperate, spesso alla ricerca di una via di uscita dal passato, da una storia d’amore, da un rapporto irrisolto con la famiglia – spiega Francesco Di Pace, delegato generale della commissione di selezione della 22ma Settimana Internazionale della Critica di Venezia – In quasi tutti i film di questa edizione si avverte un senso di spiritualità che connota i protagonisti, di un’atmosfera quasi angelica, trascendente, irreale. Angeli perduti o precipitati sulla Terra alle prese con i propri destini o tesi a cercare di cambiare quelli degli altri”.
Sette film su quasi trecento visionati. Uno, ma è già un traguardo, (“visto la situazione stagnante della nostra industria”, sottolinea Bruno Torri, presidente del Sindacato Critici Cinematografici) di nazionalità italiana. La ragazza del lago di Andrea Molaioli “ha convinto tutti i selezionatori - afferma Di pace – è un film che utilizza la struttura del giallo per raccontare parte dei malesseri sociali ed esistenziali del nostro paese”.
L’opera prima dell’aiuto regista di Calopresti, Mazzacurati, Moretti e Marco Risi ha trovato spunto nel romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto della norvegese Karin Fossum. Ma da Oslo e dai fiordi siamo catapultati nel paesaggio friulano. Nel cast Toni Servillo, nei panni del commissario Sanzio che “ricorda un po’ Lino Ventura” ci dice il regista, e con Valeria Golino, Marco Baliani, Anna Bonaiuto e Fabrizio Gifuni. Se la Settimana della Critica “serve ad individuare i talenti e a promuoverli”, come sostiene lo stesso Torri, in questo caso il primo passo è già stato fatto. Il film di Molaioli infatti uscirà nelle sale il 7 settembre.
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A gareggiare con il nostro sei proposte provenienti da Francia, Russia, Kazakistan, Taiwan, Belgio e America. Molti sono esordi eccellenti. Primo fra tutti lo sceneggiatore pluripremiato di Vadim Abdrashitov Alexader Mindadze che porta a Venezia all’età di 58 anni la sua opera numero uno dal titolo Distacco. Una metafora sul crollo del comunismo. Altro esordio è quello di Jalil Lespert, attore francese di Risorse umane e Le passeggiate al Campo di Marte con 24 Mesures.
John August, sceneggiatore di film come La sposa cadavere, Big Fish e Charlie e la fabbrica di cioccolato si dà alla regia con The Nines. Un viaggio nell’immaginario lynchiano dove però sono le parole a primeggiare sulle immagini. Dal Kazakistan arriva Karoy della regista Zhanna Issabayeva dove commedia e tragedia si fondono, mentre dal Belgio Small Gods di Dimitri Karakatsanis stupisce per il linguaggio “da questo punto di vista è uno dei film più coraggiosi”, ricorda Di Pace.
La maggior distanza possibile di Lin Jing-jii parla taiwanese, tra silenzi e rapporto interpersonali si insinua un gioco di suoni e sentimenti. Ad aprire e a chiudere la Settimana della Critica saranno due eventi speciali In sintonia con la 64ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si omaggerà il padre del cinema africano Sembène Ousmane (vincitore nel 2004 della sezione Un certaine regard con Moolaadé), recentemente scomparso, del quale verranno riproposti Il carrettiere (1962), il suo primo corto e La nera di… (1966), suo primo lungometraggio. L’evento di chiusura avrà come protagonista Jónas Cuarón (figlio di Alfonso) che presenterà l’esordio dietro la macchina da presa dal titolo L’anno dell’unghia. Il ventiseienne racconta la sua storia d’amore per il cinema scegliendo la sperimentazione, un flusso continuo di scatti fotografici.