Un dato sembra inoppugnabile: il web ha reso più democratica una pratica di fatto elitaria svolta fino a una decina di anni fa solo da intellettuali e giornalisti che operavano nell’ambito delle pagine dei quotidiani o nelle redazioni delle riviste specializzate. Ed ancora: la rete telematica ha rivelato un nuovo territorio all’interno del quale è possibile esercitare in maniera intellettualmente autonoma la critica cinematografica.
La riflessione critica sui supporti tradizionali è di fatto in via di estinzione, espulsa dalle pagine dei quotidiani, ridotta a esposizione di trame, compressa in microscopiche finestre poste accanto a ingombranti pezzi sul gossip, o semplicemente di colore. Questo fenomeno ha ormai raggiunto livelli di alto degrado culturale, ma nonostante ciò il sistema cinema si ostina a dare una posizione di predominio a quella parte modestissima, in termini di visibilità, di critica che ancora è rintracciabile sui quotidiani. Un ufficio stampa preferisce ancora che venga pubblicata una recensione su un giornale piuttosto che decine di articoli sul web. Forse, si pensa che il pubblico dei lettori dei giornali sia più indifferenziato e, quindi, in grado di cogliere le potenzialità commerciali di un prodotto filmico e allo stesso tempo che internet sia ancora un fenomeno di nicchia poco efficace sotto il profilo promozionale. Le cose ovviamente non stanno così.
I lettori dei giornali, infatti, si soffermano sempre meno sugli spazi culturali (recensioni comprese, quando sono pubblicate). Delle centinaia di migliaia di copie tirate da Il Corriere della Sera o da La Repubblica quante sono lette in maniera approfondita, anche solo nelle loro pagine culturali? Senza dubbio, il confronto con il movimento che si è sviluppato intorno ai siti web di cinema è improponibile, poiché il sistema internet è una complessa piattaforma di vasi comunicanti, una piattaforma senza steccati che permette di amplificare la diffusione di un’informazione in modo incalcolabile. In più, il giornale ha la vita di un giorno (al massimo), mentre una recensione di un film che è pubblicata su un sito web ha una vita infinitamente più lunga.
La miopia del mondo del cinema è controproducente ed è caratterizzata da un’evidente pigrizia mentale tipicamente italiana e da una certa grottesca dose di snobismo.
Eppure, esiste un punto su cui occorre ancora effettuare una riflessione approfondita che parte da una considerazione: la critica cinematografica sul web oggi non sembra essere caratterizzata da una diffusa e generalizzata buona qualità dei testi e delle riflessioni analitiche.
Su quest’ultimo punto si gioca ancora una battaglia culturale aperta. Effettivamente, se si monitorizza la critica on line, almeno per quel che concerne quella di casa nostra, è possibile percepire un problema di professionalità da non sottovalutare. Sul web abbondano le recensioni di film in uscita, recensioni però in gran parte non proprio consone al sistema comunicativo di internet e spesso caratterizzate da un deficit di cultura generale ben visibile. Basta navigare per accorgersi di tale questione, per constatare l’approssimazione con la quale sono scritti la stragrande maggioranza degli articoli.
Il problema centrale però non riguarda tanto la sprovvedutezza di determinati critici a cui vengono forniti spazi vitali per la cultura cinematografica di questo paese, quanto piuttosto chi gestisce tali spazi a livello editoriale.
I siti web di cinema spesso sono organizzati come enormi contenitori di informazioni, frullatori di news senza respiro intellettuale. Non sembra importante la qualità di queste informazioni quanto piuttosto il fatto di cavalcare sempre e comunque l’attualità. Dunque, si predilige la superficiale veicolazione di notizie, poiché internet, sarebbe in fin dei conti, solo una griglia comunicativa. Ciò è profondamente sbagliato. Non è detto che la comunicazione debba essere necessariamente separata dallo spessore dei contenuti, oppure che comunicare attraverso il web significhi semplicemente rimbalzare di sito in sito (come alcuni teorizzano). Questo è un falso problema usato con furbizia da chi pensa a internet non come a un territorio democratico ma come a un “luogo” da colonizzare per generare masse di consumatori abbrutiti (anche cinematografici) da tenere sotto controllo.